Luca Dal Monte: "Modena per me? È stata davvero una seconda casa "
«Città senza stress dove è ancora possibile spostarsi a piedi. E con gente eccezionale»
Restare un'ora in compagnia di Luca Dal Monte, già capo comunicazione di Maserati e di Ferrari Usa, vuole dire compiere un giro intorno al mondo tra grandi piloti e il cinema di Hollywood. Ma poi si ritorna sempre a “casa”, sotto la Ghirlandina.
Dal Monte lei ha vissuto a Modena molto tempo, come si è trovato in città?
«Ho avuto il privilegio di lavorare e abitare qui per dieci anni, dal 2005 al 2015. Ci sono arrivato dopo l'esperienza di quattro anni con la Ferrari negli Stati Uniti. Ricordo che all’inizio in tanti mi dicevano: “Chissà che impatto arrivare a Modena da New York”. Invece penso che Modena sia una città della migliore provincia italiana e io, che sono nato e che a lungo ho vissuto a Cremona, mi sono trovato subito bene. Qui ho ritrovato certi colori e dimensioni della mia gioventù. E poi, quell'intenso profumo di tigli sui viali tra la fine di maggio e l'inizio di giugno... Per me è stata davvero la seconda casa».
Ha ricordi particolari?
«Lavorando per la Maserati ho vissuto un'esperienza internazionale in un ambiente tranquillo, in una città dove non esiste il traffico, dove non esiste lo stress, dove se al verde non scatti immediatamente hai qualche secondo di margine prima che la gente ti suoni il clacson. Di Modena amo la dimensione umana. Non erano rare le settimane nelle quali parcheggiavo la vettura in Maserati la mattina del lunedì e la riprendevo solo il venerdì pomeriggio per tornare a casa. Gli altri giorni andavo e venivo a piedi attraversando il centro, lambendo la Ghirlandina con il suo fuso bianco, attraversando l'acciottolato della via Emilia, percorrendo tutto viale Ciro Menotti fino al Tridente».
Amici qui ne ha?
«Tanti, per non fare torti ne cito tre: Beppe Zagaglia, un uomo che in città non ha bisogno di presentazioni; Lauro Malavolti che mi ha fatto da guida agli uomini di Ferrari ed Ermanno Cozza, la memoria storica della Maserati, un uomo che ha amato la Casa del Tridente come nessun altro. Per me era l'ottavo fratello Maserati. Ah dimenticavo il meraviglioso Don Ruspa!».
Conoscerà poi Maranello.
«Un po' meno, ma mi porto dentro la scritta luminosa gialla della Ferrari sopra al tetto della fabbrica che si vede nella notte venendo dalla strada che arriva da Montale».
Quale professione svolge?
«Sono stato prima il responsabile comunicazione di Ferrari e Maserati in America e poi direttore della comunicazione Maserati».
Oggi cosa fa?
«Penso di essere uno scrittore. Ma anche quando scrivo un romanzo la ricerca è importante. Non si possono improvvisare luoghi e situazioni. Tutto deve essere documentato. Poi la fantasia può spaziare, ma poggiando su basi solide. Mi sento attratto dalla narrativa, ma non sarà semplice perché è anche questione di stile e lo stile uno non può darselo, in un'altra lingua, dalla sera alla mattina».
Quando e come scrive?
«In una giornata tipo scrivo cinque ore al giorno, dalle 9 alle 14. In serata poi trascorro almeno un altro paio d'ore a rivedere tutto ciò che ho scritto. La mattina inizio sempre rileggendo una parte di quanto ho scritto il giorno prima. Lo faccio per due motivi: il primo è per capire esattamente a che punto della storia sono arrivato; il secondo è per scaldare i motori, per provare lo stile. Importantissimo. Se ho bisogno di documentarmi su qualcosa, lo faccio nei giorni precedenti, mai lo stesso giorno nel quale scrivo. E mi documento la sera. La mattina scrivo soltanto».
Mi diceva prima che collabora con case di produzioni americane.
«Sì è l'altra parte del mio lavoro la collaborazione con il mondo del cinema americano. In questo momento sto lavorando su una sceneggiatura incentrata su un grande pilota italiano del passato. Forse già la prossima primavera potrebbero iniziare le riprese. E questo personaggio, grazie al film, tornerebbe ad avere una rilevanza mondiale. Era un personaggio molto caro a Ferrari...».
Chissà quante persone note avrà incontrato.
«Sì, lavorare per la Ferrari ti porta a questo. Il primo nome che mi viene in mente è quello di Paul Newman, uno degli attori più famosi nella storia del cinema. Un cliente Ferrari, naturalmente ed era un uomo di classe infinita. E poi Demi Moore e Cameron Diaz. Uno dei ricordi più belli che ho di quel periodo è un messaggio che l'attrice Sigourney Weaver lasciò sulla mia segreteria telefonica, poi purtroppo cancellato. Per settimane noi italiani di Ferrari North America ci ritrovavamo nel mio ufficio per ascoltarlo: se sei nato a Cremona, o a Modena, ti fa un po' impressione. Poi naturalmente ci sono i tanti piloti di F1 del presente e del passato: da Phil Hill a Tony Brooks, da John Surtees a Stirling Moss e Mario Andretti. In Maserati ho poi conosciuto lo scrittore Alessandro Baricco e i figli di Ettore e di Ernesto Maserati, due dei fratelli che nel 1914 fondarono la Casa il Tridente».
Ha lavorato a lungo con Luca di Montezemolo che molti considerano l'erede di Ferrari, per quanto riguarda la capacità di motivare le persone.
«Il presidente Montezemolo l'ho conosciuto il giorno del colloquio finale per essere assunto in Ferrari. Una chiacchierata di una mezzoretta nel suo studio a Maranello. Per me era come essere al cospetto del Papa. C'era anche Antonio Ghini, il direttore della comunicazione Ferrari che mi aveva voluto. Quello che mi ha sempre colpito di lui è la totale dedizione alla Ferrari, era anche il primo venditore di queste auto. Montezemolo non aveva persone che gli scrivevano i discorsi, parlava di slancio e parlava dal cuore. Un uomo unico».
UNA VITA TRA MOTORI E SCRITTURA
Dal Monte, nato a Cremona nel 1963, ha al suo attivo dieci libri, tra cui un romanzo di spionaggio ambientato nel mondo delle corse negli anni Trenta (“La Scuderia”). Ha anche firmato il volume ufficiale dei cent'anni della Maserati, selezionato nel 2014 tra i finalisti del premio “Book oh the year”. Ma fino al 2015 il suo lavoro principale è stato nel campo della comunicazione, come spiega lui stesso: «Dal 2001 al 2005 sono stato il responsabile Comunicazione di Ferrari e di Maserati per gli Stati Uniti e il Canada. In particolare, con Marco Mattiacci e Maurizio Parlato ho fatto parte della squadra che ha riportato Maserati negli Usa dopo dodici anni di assenza. Successivamente alla divisione tra Ferrari e Maserati, rimasi in Ferrari. Nell'estate 2005 Montezemolo mi nominò capo della comunicazione Maserati. Tornai in Italia e mantenni quell'incarico per dieci anni, fino alla tarda primavera del 2015. A quell'epoca anche Montezemolo aveva lasciato». L'ultimo volume di Dal Monte, uscito a settembre è “Ferrari Rex” (Giunti-Nada editore, 1100 pagine, 28 euro). «Quest'ultimo volume - spiega - ha alla base molti anni di ricerca e lunghi incontri con le persone che erano più vicine a Ferrari. Non a caso il volume ha 1100 pagine e 2500 note a piè di pagina. Del Drake credo di avere messo in luce tanti aspetti di cui non si sapeva perché di lui si tramanda giustamente il mito di quando era già Ferrari. Ma io racconto episodi degli inizi, quando correva e quando, poco più che trentenne, si fece affidare soldi da commercianti di Modena per aprire la Ferrari».
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