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«Cina, Made in e Ttip nodi del settore ceramico»

«Cina, Made in e Ttip nodi del settore ceramico»

Dai ministri Calenda e Galletti rassicurazioni solo sul tema del Paese asiatico ma gli altri problemi restano insoluti. Borelli: «Nel mondo domina l’incertezza»

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Problemi relativi alla concorrenza e al commercio internazionale, altri riguardo il costo dell'energia e in generale un faticoso rapporto con l'Unione europea e i suoi Paesi più rappresentativi. Nel convegno inaugurale del Cersaie, che si è aperto ieri mattina alla fiera di Bologna, pur avendo parecchi segnali positivi di cui gioire, la ceramica italiana, e quindi quella del distretto di Sassuolo, non hanno trovato il modo di rasserenarsi completamente. Lo ha detto chiaro Vittorio Borelli, presidente di Confindustria ceramica: «Viviamo in un'epoca di confusione in cui l'incertezza domina: se si stabilizza una situazione, subito esplodono altri focolai, guerre, migrazioni, crisi politiche e finanziarie. Speravamo di aver lasciato l'epoca delle vacche magre per una di vacche grasse, ma a problemi risolti se ne sono sostituiti altri».

I principali riguardano il disordinatissimo momento del commercio internazionale, con diversi accordi in fase di discussione a livello europeo e intercontinentale. Ci sono almeno tre fronti: il temuto riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato, che la metterebbe su un piano paritario all'Europa dal punto di vista delle regole di commercio; il riconoscimento ai prodotti europei del “made in”, vale a dire la certificazione sulla provenienza nazionale dei manufatti che vanno all'estero (quindi l'85 per cento della ceramica, per esempio); il Ttip, il trattato per la liberalizzazione del commercio Ue-Usa, prezioso per la ceramica ma al momento in alto mare. Due i ministri presenti: Calenda e Galletti.Il fronte Cina ha trovato rassicurazioni per la platea di Cersaie da parte del ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, cui va una nota di merito per essere arrivato ferratissimo sulla situazione della ceramica: «La Cina - ha detto - non ha praticamente nessuno dei cinque requisiti per il riconoscimento di economia di mercato. È chiaramente sostenuta dallo Stato, non aderisce a molte regole della libera concorrenza. Nell'Unione su questo siamo ormai d'accordo, si sta discutendo sul calcolo dei dazi ma non sul principio; la situazione per il “made in” invece è molto difficile. Siamo l'unica economia continentale che non lo adotta ed è un evidente svantaggio nei confronti dei Paesi d'oltreoceano. Ma c'è un forte gruppo di nazioni del nord Europa che ormai hanno solo industrie di assemblaggio, nulla di produttivo e l'indicazione di provenienza lo evidenzierebbe. Ho provato ogni tipo di proposta, tutte bocciate. L'unico risultato per ora è il blocco della trattativa al punto in cui è. Male anche sul Ttip, sostenuto fino a ieri ma adesso passato nella mentalità generale come emblema negativo della globalizzazione. Non si chiuderà certamente con l'amministrazione Obama, difficile anche con il primo mandato del prossimo presidente».

Altro fronte, l'energia e la tassazione. Risolto il problema dell'Imu sugli imbullonati, adesso la ceramica lamenta l'imposizione sull'energia autoprodotta (mediante cogenerazione) e anche il costo eccessivo sul gas. Anche in questo caso segnali positivi da parte del ministro: «Abbiamo approvato a livello di Unione - ha dichiarato Calenda - uno sconto raddoppiato, del 30 per cento sulle tariffe praticate ai settori industriali energivori e a quelli che hanno la maggiore esposizione sull'export. La ceramica rientra pienamente in queste categorie e dovrebbe vedere annullati gli effetti negativi della tassazione». Anche Giorgio Squinzi, ospite al convegno, si è espresso a favore del Ttip, mentre Lisa Ferrarini, vicepresidente di Confindustria per l'Europa, ha elogiato la ceramica come «il settore che dà il sostegno più forte a tutte le nostre battaglie per migliori trattati sul commercio fra Europa e resto del mondo».

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