Gazzetta di Modena

Modena

Modena, al processo sul Caso Cardiologia: La paziente morta “resuscita” al processo

Modena, al processo sul Caso Cardiologia: La paziente morta “resuscita” al processo

Caso Cardiologia. Gaffe dei testimoni sottolineata da un difensore durante l'udienza del maxiprocesso sulla struttura complessa del Policlinico di Modena: la paziente citata e data per deceduta era stata sì operata, ma è viva e su di lei nessuna sperimentazione né l'utilizzo dello stent evocato

2 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Caso Cardiologia: ieri i giudici si sono trovati nuovamente alle prese con eccezioni sollevate da difensori sia sui tempi di acquisizione delle prove dopo i termini di indagini e sia sulla scottante vicenda (già presentata al Gup) dell’utilizzo di malware e trojan per infiltrarsi nei computer degli indagati senza autorizzazione del giudice. Ma ad attirare l’attenzione è stata la curiosa smentita di due testimoni che avevano parlato di una paziente morta dopo in intervento in uno studio sperimentale.

La paziente è stata “resuscitata” davanti al collegio del giudici: è viva, sta bene e non ha mai partecipato a sperimentazioni, ha spiegato l’autore della scoperta, l’avvocato Marco Ferraresi, difensore della casa biomedicale Atrium.

Lo spiacevole errore era emerso nel corso delle testimonianze dei cardiologi Rosario Rossi e Fabio Sgura, testi dell’accusa, che avevano parlato del decesso della paziente dopo gli interventi in uno studio sperimentale; uno di testimoni ha persino sostenuto che questo caso fosse un esempio di omessa segnalazione di “serio avvento avverso” al Comitato Etico del Policlinico.

Ieri il colpo di scena. L’avvocato Ferraresi, per conto della casa biomedicale che ha prodotto un dispositivo citato nel caso ma non a proposito (non è stato utilizzato per quell'intervento), ha mostrato una cartella clinica e anche un certificato di residenza appena fatto in anagrafe che attesta come la morta sia in realtà viva e in salute e che non è stata mai arruolata nelle sperimentazioni. Non solo: lo stent della Atrium non è stato oggetto di studi.

Mentre imputati e casa produttrice ora stanno valutando se procedere per vie legali, il difensore sostiene che «l’accaduto getta un’ombra sull’attendibilità dei testi dell’accusa».

L’udienza, molto lunga e frammentata, è stata anche caratterizzata da una lunga camera di consiglio sulla questione delle prove acquisite dallo studio del commercialista di San Lazzaro oltre i termini delle indagini.

I giudici hanno accolto le ragioni della difesa ma hanno valutato che quelle prove sono state acquisite in un tempo che rientra nella proroga successivamente concessa dal gip e quindi sono valide ai fini del processo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google