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Superiori, classi affollate: la protesta dei genitori

di Camilla Loglisci
Superiori, classi affollate: la protesta dei genitori

Una mamma: «Al Formiggini aule da 29 con ragazzi che necessitano di sostegno» L’istituto: «Chieste ma non concesse altre sezioni». I limiti previsti dalla legge

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Scoppia il caso delle classi numerose nelle scuole superiori del territorio sassolese. Classi che sfiorano le trenta unità e con le quali è difficile, se non impossibile portare avanti una didattica che si avvicini al minimo accettabile. A denunciare casi di questo genere sono direttamente le famiglie, come quella di una ragazzina di 14 anni del liceo.

«Mia figlia- segnala la madre dell'interessata - è iscritta al liceo Formiggini, indirizzo “scienze umane”, che conta due classi con numeri di studenti per classe elevati e fuori da ogni “buon senso” (29 ragazzi totali nella sezione B, che detta così sembrerebbe rispettare i limiti massimi disposti dal ministero, se non fosse che in quei 29 ragazzi ci sono diverse situazioni di difficoltà, con anche il sostegno). Mi sono chiesta come si possa insegnare bene non lasciando indietro nessuno, ancor meno loro, i ragazzi con difficoltà. Come si può pensare di poter seguire ognuno di loro in una classe “normalmente piccola” di dimensioni e che ospita 29 ragazzi, con 29 teste diverse e con 29 soggettività personali diverse? Come si può pensare che si possa dare la possibilità ai ragazzi con maggiori fragilità di farcela in un contesto ambientale di questo tipo? Con tutta la buona volontà degli insegnanti, che comprendo, a me sorgono forti dubbi». Non sono dubbi illegittimi, visto che ci sono norme precise che vincolano il numero di alunni per classe, in particolare il dpr 81 del 2009, dove si vincola ad un numero di 20 gli studenti se tra essi vi siano casi di disabilità. Anche altre scuole di Sassuolo, come detto, hanno alcune situazioni di questo genere, oltre al Formiggini.

Tutto questo pur in presenza di risposte dirette che gli organi delle scuole interessate hanno fornito ai genitori che hanno presentato i loro dubbi. Nel caso del liceo la sensibilità a queste situazioni è stata ancora più evidente, come segnala sempre la stessa mamma che ci ha fatto pervenire una sua riflessione. «Mi sono rivolta al vicepreside dell’istituto prima e al dirigente scolastico dopo, che mi hanno confermato anche le loro perplessità – ha detto - e mi hanno spiegato che la procedura dei numeri rispetto alle classi è gestita su più livelli , dall’ufficio scolastico provinciale a quello regionale, e poi dall’ufficio centrale; mi hanno spiegato che la classe in più è stata chiesta ma non concessa e che era una soluzione ben peggiore non accettare i ragazzi e lasciarli a “ vagare” tra diverse altre realtà scolastiche della provincia».

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