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Chiara Ferrin si racconta: «Nelle foto di scena cerco la vita reale»

di Laura Solieri
Chiara Ferrin si racconta: «Nelle foto di scena cerco la vita reale»

Chiara Ferrin è un'insegnante e una fotografa: ha collaborato come fotografa con più di un festival teatrale a Modena, con Vie Festival, Trasparenze, Periferico: una passione al servizio del teatro

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MODENA. «Mi interessa indagare quello che vedo: a teatro, in strada, in un volto. Il teatro, in particolare, è per me grande fonte di suggestioni che cerco di catturare, interpretare per dare un senso a quello che vedo, offrendo una visione personale anche a livello estetico di ciò che mi trovo davanti all'obiettivo».

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Chiara Ferrin è un'insegnante e una fotografa: «Buona parte del mio lavoro ha a che fare con la fotografia di scena. In strada non è un discorso molto diverso dal teatro - racconta Chiara - Il teatro mi interessa molto perché mi riporta alla vita reale e nella vita reale spesso ritrovo il teatro: sono due cose, secondo me, molto vicine e cerco di fermarle con lo stesso sguardo. Tutti noi siamo interpreti di un ruolo, e molto spesso un attore è meno interprete di un ruolo di una persona per strada. Il teatro è manifestazione della vita, è questo che più mi interessa».

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Ferrin ha collaborato come fotografa con più di un festival teatrale a Modena, con Vie Festival, Trasparenze, Periferico, «realtà molto interessanti per tutto quello che la loro presenza comporta e porta in città, ovvero eventi teatrali di alto livello, spesso internazionale. Ho avuto l'occasione di immortalare spettacoli di assoluto rilievo, personaggi e autori di grande spessore e ispirazione, esperienze per me molto formative, che mi hanno permesso di approfondire un tema, quello del teatro, che avevo iniziato ad esplorare più di dieci anni fa con compagnie non professioniste locali con le quali mi sono sperimentata per la prima volta con la pellicola».

Nei suoi scatti Chiara cerca ed esprime il gesto, la fisicità, l'estetica, l'armonia della scena, in un rapporto molto intimo e riservato con la fotografia. «Per molti anni non ho messo in mostra quello che facevo, è sempre stata una cosa personale e intima.

Non so nemmeno collocare nel tempo la nascita di questa mia passione, che mi accompagna senza rendermene conto da quando ero molto giovane e ho iniziato a scattare foto con gli amici» dice Chiara che tra i grandi maestri ricorda Nadar, «la prima folgorazione», Henri Cartier-Bresson e Man Ray. In città è in partenza un importante appuntamento a cura di Chiara Ferrin, “Lo sguardo degli altri”: da ottobre a maggio, una rassegna di cinque incontri con cinque nomi della fotografia italiana (Fulvio Bortolozzo, Laura Manione, Tano D'Amico, Efrem Raimondi, Maurizio Buscarino), seminari e workshop per studiare e approfondire, scoprire nuovi sguardi e scoprirsi in nuove visioni.

Si parte l'8 e 9 ottobre al Teatro dei Segni con Fulvio Bortolozzo. «Non si tratta di laboratori standard sulla tecnica - conclude Ferrin - ma di seminari che daranno nuovi spunti culturali a chi partecipa, attraverso il contributo di professionisti di grande calibro, dotati di una personalità fotografica fortissima».

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