Modena, i giudici dicono: no alle prove acquisite col virus
Era stato installato sui computer degli indagati, ma senza l’autorizzazione. La Procura non potrà far riferimento alle mail
MODENA. Colpo di scena ieri mattina all’udienza del maxiprocesso su Cardiologia ai tempi della direzione della professoressa Maria Grazia Modena: i giudici hanno accolto la richiesta dell’avvocato Luca Brezigar e di altri suoi colleghi di scartare ogni dato acquisito dai Nas e dal pm Marco Niccolini con il malware Trojan, un virus che attraverso un’operazione di hackeraggio viene inserito nel computer per “aspirare” ogni dato: dalle mail, ai dati dell’hard disc fino alle fotografie e anche all’ascolto dell’ambiente circostante attraverso i microfoni. Il computer, nella fattispecie, era quello della professoressa Modena che per quattro mesi è stata monitorata giorno e notte attraverso il virus Trojan. Non solo, anche i suoi interlocutori di fatto lo erano: di qui l’enorme mole di dati sui almeno cinque imputati che dovrà essere scartata. Si parla di un milione di dati inseriti su un hard disc.
LE CONSEGUENZE DELLA DECISIONE. Ma quanto sarà importante questa decisione? Sicuramente i difensori hanno gioito e non solo per il colpo inferto all’accusa: il pm Niccolini aveva infatti detto che si trattava di dati importanti per provare le accuse di corruzione e altri reati. La decisone è stata infatti presa in base a due argomenti giuridici sollevati proprio dall’avvocato Brezigar. I giudici hanno riconosciuto che i dati presi con il Trojan sono vere e proprie intercettazioni, ma queste intercettazioni non sono mai state autorizzate dal giudice: quindi sono illegali. Inoltre la legge italiana - e la Corte di Cassazione a Sezioni Unite lo ha ribadito - precede che i virus malware possono essere utilizzati in fase di indagine solo per inchieste che interessano la criminalità organizzata. Le mafie, insomma. E l’associazione a delinquere ipotizzata per i cardiologi e le case biomedicale coinvolti in questo scandalo non rientra certo in questa categoria. Andranno scartate anche le mail e tutto il materiale informatico acquisito dalla Procura ma che ha più di due anni: il motivo, come chiesto dalle difese, è il rispetto della Legge sulla Privacy che pone quel limite temporale.
PROVE AZZERATE, INUTILIZZABILI. Sparisce insomma una massa di dati dell’accusa, ma le ricadute di questa decisione sono per ora difficili da capire. «È sicuramente un punto a nostro favore - commenta laconicamente l’avvocato Francesco Muzzioli, difensore del professor Giuseppe Massimo Sangiorgi, imputato eccellente di “Camici sporchi”, ex direttore di Emodinamica - la difesa non può che felicitarsi di questa decisione. Detto questo è presto per trarre conclusioni sugli effetti che avrà sull’acquisizione delle prove e sulla loro importanza nel processo. Bisogna aspettare».
Già ieri mattina, infatti, nel corso dell’audizione-fiume del maresciallo dei Nas che sta spiegando le prove raccolte, per quando riguardava la sperimentazione clinica “38 mm” sono state scartate tutte le mail raccolte dall’accusa. Restavano pero numerose prove cartacee sull’ipotesi di corruzione tra Sangiorgi e altri medici con la Boston Scientific. Gli effetti saranno quindi chiari solo ogni volta che ci si addentrerà nei capi di imputazione.
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