Vigilante pestato e sospeso «Adesso voglio giustizia»
L’azienda gli contesta di aver inseguito tre uomini che poi lo hanno massacrato all’uscita del supermercato: «Volevo prendere la targa e mi ritrovo senza lavoro»
Non solo 33 giorni di prognosi per essere stato massacrato di botte, ma anche la sospensione dal lavoro. È questo il destino toccato ad un vigilante in servizio, per conto di un’agenzia di sicurezza, in un supermercato. Ed ora Mario, (nome di fantasia, ndr) chiede giustizia.
Quel 12 settembre stava lavorando in uno store della grande distribuzione. Era nel parcheggio sotterraneo, quando ha notato tre uomini intente a spingere una macchina in panne. Quelle persone, però, avevano lasciato una seconda vettura proprio all’ingresso, di fatto ostruendolo.
«Ho chiesto con gentilezza di spostare la vettura», spiega Mario. Ma dai tre uomini non ha ricevuto risposte se non quando avevano rimesso in moto l’auto: «Mi hanno allontanato a male parole, dandomi del “cornuto” e spingendomi via ed intimando di non chiamare le forze dell’ordine». A quel punto gli uomini, che Mario descrive di origine magrebina, sono saliti sulle rispettive auto e se ne sono andati: «Avevo chiamato i colleghi, ma non mi hanno sentito per la scarsa qualità delle radio in dotazione. Però ho deciso di seguirli per annotare le targhe». Mario sale sulla sua auto ed esce dal parcheggio, ma i tre si accorgono di essere seguiti, scendono e gli vanno incontro.
«Si sono fatti sotto in maniera aggressiva, prima pugni, poi spintoni e infine uno mi ha aperto la portiera e mi ha urlato che avrebbe preso la mia auto. Allora ho pensato a difendermi ed ho estratto il manganello telescopico. Lo tengo sempre in auto, perché nel mio lavoro devo allontanare persone che infastidiscono la clientela, poi, però, la sera capita che qualcuno di questi mi venga a cercare alla fine del turno e quindi ho bisogno di potermi difendere».
In quel caso, però, il manganello non basta: i tre lo aggrediscono tutti insieme ed uno riesce subito a strappargli di mano l’arma. Mario viene colpito violentemente con il suo stesso manganello ed è lì che si procura la frattura alla costola. Non contento il balordo colpisce il parabrezza della macchina rompendolo. Poi i tre risalgono sulle loro auto e se ne vanno, senza che nessuno dei presenti, compreso un altro vigilante, faccia nulla.
Mario chiama i soccorsi e presenta denuncia al commissariato di polizia.
Poi la doccia fredda, viene sospeso: «Mi contestano il fatto di averli inseguiti. Io ero solo, loro in tre quindi sicuramente non volevo fare a botte. Volevo prendere il numero di targa e darlo alla polizia. Altre volte sono successe situazioni, in supermercati di altre città, in cui si è arrivati alle mani per gente che chiedeva soldi o che addirittura scippava borse, però alla fine riportavi la borsa ai proprietari e ti prendevi mille ringraziamenti. Ora invece la borsa non c’è e ho rimediato solo botte e una costola rotta come il parabrezza della mia macchina. Chiedo solamente giustizia». (gib)
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