Gazzetta di Modena

Modena

Con il cioccolato riciclavano soldi

Pavullo. Si erano fatti pagare l’ordine dalla Libia sostituendosi al fornitore

2 MINUTI DI LETTURA





PAVULLO. Si erano fatti bonificare un ordine di cioccolato in polvere su un conto corrente della Bper di Pavullo e poi quei soldi erano finiti in Africa. Con l’accusa di riciclaggio sono stati rinviati a giudizio un falegname ed un terzo individuo mentre il legale rappresentante della ditta, difeso dall’avvocato Nicoletta Tietto, è stato assolto con rito abbreviato per non aver commesso il fatto: non era a conoscenza dei movimenti effettuati sul conto corrente dell’azienda, che aveva rilevato dal pavullese, il quale deteneva comunque la delega operativa su quei soldi.

La vicenda è stata ricostruita in sede di udienza preliminare con l’accusa sostenuta dal pm Claudia Natalini. Tutto ha inizio nel 2013, in Lombardia, quando qualcuno riesce ad inserirsi nella mail del direttore commerciale della Icam, noto produttore di cioccolato. L’azienda ha in ballo un affare con un’azienda libica, che ordina circa 50mila euro di polvere di cacao. Ed è in quello scambio di e-mail, che l’hacker riesce ad intrufolarsi e a prendere di fatto le sembianze del dirigente della Icam. Crea infatti una mail fittizia molto simile e chiede al cliente libico di effettuare il pagamento non sul solito conto corrente, ma su quello della Bper di Pavullo. Il saldo arriva puntuale, mentre nella sede di Icam non risulta il bonifico, tanto che vengono nuovamente presi contatti con l’Africa. Si scopre così il raggiro.

Icam fa denuncia per truffa a Milano, gli investigatori acquisiscono la mail incriminata, che però ha come provider Yahoo con sede negli Stati Uniti. È un vicolo cieco perché serve una complessa rogatoria internazionale per scoprire a chi è intestata quella mail. Gli atti vengono così inviati a Modena, quantomeno per valutare responsabilità su coloro che hanno l’operatività nel conto corrente Bper. Il pm Natalini risale al falegname, al nuovo legale rappresentante e ad una terza persona che ha elaborato i documenti necessari per giustificare alla banca quell’insolito afflusso di denaro. Perché i soldi, scopre la procura di Modena, sono finiti all’estero, in Africa, ad un presunto dipendente della falegnameria e a fronte di fatture create ad hoc, utili come paravento. Ce n’è abbastanza per portare davanti al gup i tre imputati con l’accusa di riciclaggio. Due di loro dovranno cercare di scagionarsi a processo (prima udienza a febbraio) mentre il legale rappresentante della falegnameria è stato assolto: non ha mai operato su quel conto e men che meno era complice del giro di soldi con l’Africa. (fd)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google