Dopo la pensione, debiti e guai giudiziari
Viveva a Limidi con la moglie. A maggio arrestato per aver rapinato e picchiato una prostituta
SOLIERA. I Minichiello abitano da 50 anni in via Morello di Mezzo, una lunga strada che taglia le campagne e che conduce a Soliera. È negli appezzamenti poco prima del paese che due fratelli emigrati da Avellino si stabiliscono. Ed è qui che Antonio Minichiello vive fino a quattro anni fa, in una casa che ora è completamente ristrutturata dopo il cambio di proprietà. Antonio, infatti, dopo la morte dell’anziano padre è stato costretto ad andarsene, trasferendosi con la moglie Genoveffa a Limidi, in via Martiri Partigiani.
Un cambiamento, come altri ce ne sono stati in una vita trascorsa per la maggior parte alle Officine Meccaniche Ciroldi, azienda con sede sulla Nazionale per Carpi, dove faceva l’operaio.
«Era saldatore, un lavoratore instancabile», afferma chi lo conosceva bene. E una persona sempre sorridente, allegra e gentile con i suoi familiari, in particolare con i figli Daniele e Sonia.
Poi il cambiamento, quello più drastico che chi era vicino ad Antonio ha notato con maggiore forza. Raggiunta la pensione la sua vita si è fatta più sregolata. Non il carattere. Quello è rimasto sempre cordiale e allegro, ma qualcosa nel profondo si è mosso.
Forse i problemi economici sono stati la causa scatenante. Antonio, seppur in pensione, restava un lavoratore e continuava a svolgere piccoli mansioni in campagna, ovunque qualche agricoltore avesse bisogno di un bracciante. Ma i soldi non gli bastavano.
Tanto che aveva accumulato alcuni debiti con diverse persone di Soliera, non cifre esorbitanti, ma difficili da saldare per Antonio.
C’è ad esempio una donna che negli ultimi mesi lo aveva cercato freneticamente per un debito mai saldato.
Si disegna così un’escalation pericolosa, culminata a maggio in un episodio gravissimo. Antonio, la sera del 20 maggio, avvicina in auto una prostituta rumena, con cui probabilmente è in confidenza, e la carica. Dopo l’albergo, Antonio la porta verso la campagna, direzione Sozzigalli, per un giro in auto. Qui fa scendere la donna nei pressi di un casolare e, stando al racconto della prostituta, Antonio diventa violento: colpisce la testa della giovane con due pietre, prima di abbandonarla al suo destino ed andarsene con la borsa e gli effetti personali.
I carabinieri risalgono ad Antonio grazie alla descrizione della donna ferita e i dati lasciati nell’albergo; nella casa di Limidi i militari l’indomani effettuano una perquisizione con esito positivo. Rapina, lesioni e violenza privata le accuse. Arresti domiciliari, poi l’obbligo di firma. Almeno fino a ieri quando viene trovato senza vita ad Albareto.
Ma chi lo conosceva non dimentica il suo sorriso e sostiene che non si sarebbe mai tolto la vita. (gib)
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