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CASO CARDIOLOGIA

La Musti si schiera con il pm Niccolini

La Musti si schiera con il pm Niccolini

Caso Cardiologia: il giorno dopo l’ordinanza dei giudici che mette fuori gioco tutte le prove raccolte dal pm utilizzando materiale informatico “preso” grazie al virus Trojan, interviene il...

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Caso Cardiologia: il giorno dopo l’ordinanza dei giudici che mette fuori gioco tutte le prove raccolte dal pm utilizzando materiale informatico “preso” grazie al virus Trojan, interviene il procuratore capo Lucia Musti. E ribadisce il suo appoggio totale all’operato del pm Marco Niccolini alle prese con decine di avvocati della difesa. Oggi è impossibile calcolare gli effetti del divieto di utilizzo di questa documentazione scartata ma secondo la Musti potrebbe incidere sulle prove di 2 dei 20 capi di accusa. La decisione, come detto ieri, è stata presa considerando che l’utilizzo di questo strumento invasivo è stato utilizzato senza alcuna autorizzazione del giudice e quindi era illegale.

«La Procura prende atto che la stampa nel seguire le udienze si è schierata con le difese - dice la Musti - come procuratore non intendo commentare le udienze perché l’ottimo dottor Niccolini rappresenta l’accusa con estrema professionalità in una indagine complessa e lunga condotta dai Nas dei carabinieri».

«Dalla stampa i cittadini potrebbero pensare che il pm sta perdendo sempre e comunque. Per noi è inaccettabile».

«Come procuratore dico che le udienze hanno il loro corso e come cittadina aspetterò la sentenza su fatti gravissimi di corruzione e sperimentazioni mediche a Cardiologia. L’aspetterò serenamente». E sul virus informatico usato senza autorizzazione del giudice: «È uno strumento che ci ha consentito di intercettare e leggere i file. Non è l’ennesima sconfitta del pubblico ministero. Era un’eccezione già accolta dal gip. Nulla di nuovo sotto il sole. L’accoglimento non ha minato l’accusa. A livello di capi d’accusa, solo due su venti che potrebbero essere stati intaccati dall’accoglimento di questa ordinanza. Per questo quando leggiamo che la difesa ha ottenuto ragione non ci riconosciamo in questa lettura degli atti».

Carlo Gregori

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