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Niente soldi a chi accoglie i profughi a Modena: «Dovremo abbandonarli»

di Stefano Totaro
Niente soldi a chi accoglie i profughi a Modena: «Dovremo abbandonarli»

Caleidos lancia l’ultimatum: «Lo Stato non ci paga da 6 mesi e ci deve 4 milioni e mezzo. Anche gli hotel reclamano»

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MODENA. «O arrivano i soldi che ci spettano o noi molliamo tutto. La situazione è questa. Non posiamo più andare avanti così». Se prima era un allarme, una preoccupazione che giorno dopo giorno si faceva sempre più pressante, ora è un vero e proprio ultimatum.

La cooperativa Caleidos, che in pratica gestisce in toto l’accoglienza dei migranti in città e in provincia non ce la fa più e se non ci sarà uno sblocco concreto del situazione tutti gli operatori, un centinaio, incroceranno le braccia e ci saranno mille persone in strada, in pratica un’emergenza nell’emergenza. O meglio, un caos.

«Non è più possibile andare avanti in questo modo - spiega il presidente di Caleidos Elena Oliva - perchè davvero non è più possibile. L’ultima fattura che ci è stata pagata dallo Stato risale ormai a marzo. Sono sei mesi che non vediamo soldi e “siamo sotto” di quattro milioni e mezzo di euro. E ora è troppo, abbiamo delle responsabilità nei confronti dei nostri dipendenti e anche nei confronti di chi è coinvolto nel servizio di assistenza che, non avendo noi i soldi, non sono pagati da mesi».

E infatti l’hotel Tiby, come ha spiegato la presidente di Caleidos, ha inviato una precisa missiva in cui si informava che se entro una settimana l’albergo non sarà pagato, per gli ospiti, attualmente una sessantina, non ci saranno più le camere e pertanto verranno messi in strada. In sostanza o Caleidos paga le fatture arretrate ( almeno tre mesi), o gli ospiti vengono tutti buttati fuori. E il Tiby non è l’unica struttura che si trova con la casa vuota.

«Sì, è così- spiega Oliva - Noi non riusciamo a pagare, punto e basta. Il Tiby deve avere circa 300mila euro, l’hotel Giardini di Formigine deve essere pagato per 400mila euro poi ci sono le persone che sono ospitate allo Studentato e sono circa duecento. Solo loro costano 12 euro al giorno, quindi fate un po’ voi i conti. La situazione è diventata insostenibile per noi e per le strutture di cui ci serviamo».

Tutto il sistema dunque sta per saltare, ma perchè questi ritardi, perchè gli stanziamenti necessari, quelli che sono stati previsti complessivamente, non arrivano più ormai da sei mesi?

«Lo Stato non ha pensato che questo fenomeno sarebbe durato così a lungo, che l’emergenza sarebbe stata così lunga e vasta. Infatti sta durando da due anni. E pertanto Ci hanno spiegato - prosegue la presidente di Caleidos - che bisogna aspettare il cosiddetto assestamento di bilancio a livello nazionale apportando delle modifiche. Per fare questo l’impegno era stato preso entro la fine di settembre. E guarda caso si riuniscono proprio all’ultimo giorno del mese: infatti domani (oggi per chi legge) faranno la riunione, decideranno lo spostamento del denaro dal ministero dell’economia a quello degli Interni. Almeno così dovrebbe essere».

Ma se in tempi dovessero slittare, se si generasse un classico inghippo burocratico o se non dovesse arrivare da Roma una risposta o una decisione, Caleidos alzerebbe bandiera bianca. E di conseguenza tutta la difficile e già di per sè fragile macchine dell’accoglienza si fermerebbe. Questa situazione, se si evolverà pertanto nel peggiore dei modi, cadrà sulle spalle delle varie amministrazioni comunali che si troveranno in qualche modo a gestire un “approdo” in strada di un migliaio di profughi. I Comuni sono quindi avvisati.

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