Sassuolo. Tentato omicidio: coppia assolta dopo 8 anni
Erano imputati per aver sparato all’ex marito di lei vicino al ponte di Veggia La pistola usata è stata poi trovata sulla loro auto ma non l’avevano messa loro
SASSUOLO. È stato lo stesso pm Claudia Natalini a chiedere l’assoluzione dall’accusa di tentato omicidio che sui due pendeva da almeno sei anni. I giudici hanno così assolto «per non aver commesso il fatto» Gianluigi Concu, 46enne di Sassuolo, e la sua compagna Giovanna Albi, 44 anni, difesi dagli avvocati Nicola Tria e Mario Di Frenna. Per loro è la fine di un tunnel giudiziario iniziato ormai otto anni fa quando l’ex marito della Albi, Baldassarre Ferracane di Cavriago (Reggio), venne ferito a un braccio da un colpo di pistola sparato nel buio mentre si avvicinava a una cabina del telefono al distributore Yes sulla Radici vicino al ponte di Veggia. Un colpo nel buio sparato da un volto che resterà nell’ombra ma che non è dei due imputati, nonostante i loro screzi e denunce con Ferracane.
Nel corso del processo è infatti emerso che la pistola usata per sparare a Ferracane, una calibro 6.35, è sì compatibile al 90% con quella trovata mesi dopo sull’auto di Concu e della Albi ma non l’avevano messa loro sull’auto di Concu, erano stati incastrati. Così ha riconosciuto nel 2010 il tribunale di Reggio assolvendoli al termine di una indagine condotta dal pm Marco Imperato che in seguito aveva portato a collegare l’arma con l’agguato di Sassuolo. Non solo: nessuno dei cinque testimoni ascoltati ha visto o sentito qualcosa di determinante e soprattutto non sono state trovate tracce di sangue né vicino al distributore né sull’auto della vittima (neanche tracce di polvere da sparo). La decisione dei giudici sarà più chiara quando verranno pubblicate le motivazioni.
La vicenda è emersa quando Ferracane si è presentato al pronto soccorso di Rometta la sera del 15 novembre 2008. Era ferito al braccio. Ai medici che lo curavano ha raccontato di essere stato ferito in un agguato al distributore vicino al ponte di Veggia: era sceso dall’auto e voleva fare una telefonata. In quel momento ha sentito uno sparo ed è scappato senza quasi accorgersi sul momento della ferita al braccio.
Le indagini portarono a concludere che era stato colpito da un piccolo proiettile. Un anno dopo, i carabinieri fermarono a Cella di Reggio la Panda di Concu e della Albi, in rotta con Ferracane, e perquisendola trovarono la pistola: Concu era ritenuto una testa calda pericolosa. Poi i Ris confermarono che era compatibile con quella dello sparo di Sassuolo. Ma evidentemente l’aveva usata qualcun altro e tempo dopo è stata messa nell’auto di Concu.
Carlo Gregori
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