Casa protetta con sensori e telecamere
Alla struttura San Giovanni Bosco è presente un sistema d’allarme che risulta funzionante e si stanno approntando ulteriori forme di dissuasione attraverso la collocazione di telecamere in grado di...
Alla struttura San Giovanni Bosco è presente un sistema d’allarme che risulta funzionante e si stanno approntando ulteriori forme di dissuasione attraverso la collocazione di telecamere in grado di monitorare i punti più vulnerabili e di lampade dotate di sensori volumetrici da attivarsi in caso di presenze negli orari di allarme delle porte. È inoltre allo studio la realizzazione di una recinzione perimetrale che consenta di rendere più difficili le azioni delinquenziali ad oggi verificatesi.
A fare il punto è stata l’assessore al Welfare del Comune Giuliana Urbelli in Consiglio comunale rispondendo all’interrogazione del M5s illustrata da Mario Bussetti. Il consigliere, facendo riferimento ai furti avvenuti all’interno della Casa Residenza per anziani San Giovanni Bosco ha chiesto «quali sono i sistemi di allarme e sorveglianza attualmente presenti, se si ritiene che tali sistemi siano sufficienti a garantire la sicurezza delle persone che risiedono e lavorano all'interno della struttura».
L’assessore ha spiegato che le porte di accesso alla struttura San Giovanni Bosco sono tutte collegate al sistema di allarme che, in caso di apertura negli orari in cui la programmazione delle centraline le prevede chiuse, attivano un segnale acustico all’interno dell’edificio e inviano una segnalazione alla centrale del Servizio di Vigilanza contrattualizzato da tempo. «Le effrazioni recentemente verificatesi presso la struttura – ha proseguito – sono avvenute mediante forzatura di porte dotate di maniglioni antipanico, in quanto si tratta di vie di fuga destinate a evacuazioni in caso di emergenza. Non è possibile bloccare tali dispositivi proprio per le condizioni di sicurezza che devono essere garantite agli utenti e i balordi che hanno forzato le serrature, per impossessarsi degli spiccioli contenuti nelle macchine erogatrici del caffè, hanno avuto poche difficolt». Urbelli ha precisato che, “oltre ai piccoli danni causati alle porte, quel che entra in gioco è la situazione di insicurezza che si genera negli operatori, negli ospiti e nelle famiglie ed è per questo che sono state intraprese azioni per tentare di eliminare il fenomeno».
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