Il pensionato ha pianificato il suicidio a Modena
Ha comprato lenzuola, ci si è avvolto, poi si è cosparso di liquido infiammabile dandosi fuoco in auto: morto per asfissia
MODENA. Secondo chi indaga non ci sono più dubbi: Antonio Minichiello si è tolto la vita all’interno della sua auto abbandonata nel campo attiguo a strada Albareto ed è deceduto a causa del gas, dell’assenza d’ossigeno e del fumo provocato dal rogo che lui stesso aveva appiccato, avvolgendosi in un lenzuolo intriso di liquido infiammabile e innescando le fiamme con un accendino, quello che gli è stato ritrovato in mano.
Non ci sono altre piste. Vengono così a cadere, sempre secondo la Procura e la squadra Mobile, tute le altre piste investigative, quelle cioè che potevano portare a pensare che si fosse in presenza di un omicidio. Di qualcuno cioè che avesse prima ucciso, in qualche modo senza lasciare ferite apparenti, il 68enne e poi avesse inscenato il suicidio in modo però molto maldestro. In ogni caso si procederà ovviamente all’esame autoptico del cadavere, soprattutto a quello tossicologico, per vedere se il pensionato aveva o meno ingerito sostanze tossiche, quantitativi di sonniferi e quant’altro, tali da renderlo piuttosto “assente” anche in presenza del dolore provocato dalle ustioni.
Storia ricostruita. Gli investigatori hanno ricostruito per sommi capi, basandosi sulle prove trovate nel campo e sulle testimonianze dei famigliari , la mattina di giovedì di Antonio Minichiello che abita a Limidi di Soliera con la moglie.
I famigliari. I famigliari hanno riferito che Antonio era uscito di casa alla mattina e che dopo tre ore, non avendolo visto rincasare, subito hanno effettuato denuncia di scomparsa presso i carabinieri. Evidentemente c’era qualcosa che non andava, da qualche tempo, nel comportamento dell’uomo, tanto da indurre, dopo sole tre ore, i famigliari a preoccuparsi in questo modo.
In effetti le preoccupazioni si sono rivelate purtroppo veritiere. Il 68enne infatti sembra abbia agito per togliersi la vita quasi in modo pianificato. Per spiegare questo gli inquirenti si basano su ciò che hanno trovato sul luogo della tragedia. Accanto alla sua Peugeot 206 grigia infatti sono stati trovate le confezioni delle lenzuola matrimoniali. Il pacco conteneva anche una copertina. È stato pure ritrovato lo scontrino, poco più di otto euro. Quindi il pensionato ha comprato le lenzuola e, una volta arrivato nel campo ad Albareto, all’altezza della tabaccheria edicola all'angolo con strada Naviglio, nascosto dalla alta e fitta siepe agli occhi di passanti e automobilisti, ha attivato il suo piano. Ha scartato le confezioni delle lenzuola gettandole vicino alla siepe, si è avvolto completamente nel lenzuolo, dai piedi sino al torace (si è pure messo la copertina sulle ginocchia) e si è cosparso di liquido infiammabile, non benzina ma un liquido che comunemente si trova nelle officine. Anche la tanica è stata trovata sempre vicino alla siepe.
Ha chiuso lui l'auto. Quindi ha chiuso gli sportelli, si è seduto al posto guida e ha appiccato il fuoco con l’accendino. Le fiamme non sono divampate, sono state appiccate all’interno di un luogo (l’abitacolo dell’auto) chiuso, senza fonti di aria. Le fiamme hanno intaccato i vestiti, il volto, hanno bruciato ciò che c’era nell'area del posto guida e poi il fuoco si è estinto per mancanza d’ossigeno. Dunque quando è stato appiccato il rogo Antonio Minichiello era ancora vivo ed è deceduto per il fumo e la mancanza di ossigeno. Un’ulteriore prova viene dalla sua bocca, ovviamente chiusa al momento del ritrovamento: quando è stata aperta per un controllo, la cavità orale era tutta affumicata, segno evidente che l’uomo ha respirato all’interno dell’auto. Altra considerazione: se qualcuno avesse appiccato il fuoco avrebbe dovuto entrare e poi allontanarsi aprendo e chiudendo lo sportello, e in quel frangente parecchia aria sarebbe entrata facendo divampare l’incendio che avrebbe carbonizzato l’uomo. Il medico legale che l’altra sera ha effettuato il primo esame esterno del cadavere non ha trovato apparenti tracce di ferite, di ecchimosi, solo una specie di “sbucciatura” dietro al cranio, dovuta probabilmente al forte calore. Secondo la Medicina legale si tratterebbe di suicidio e la morte sarebbe sopraggiunta per asfissia. Come detto, lunedì sarà comunque effettuato l’esame autoptico tossicologico, così come disposto dal magistrato Marco Niccolini.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
