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Truffe agli anziani, sgominata una banda

Truffe agli anziani, sgominata una banda

Otto arresti e 12 indagati per associazione a delinquere: base a Napoli e colpi a Modena col trucco del finto avvocato

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Questa volta è stata smantellata un’intera banda di truffatori, quelli che si erano specializzati nel trucco dell’avvocato che chiama perchè il figlio era nei guai a causa di un incidente e servivano quindi soldi per sistemare le sue pratiche.

A Modena questa banda avrebbe portato a termine solo una truffa (anche se di episodi con questa tecnica ne abbiamo raccontati decine) ma i carabinieri hanno prove per almeno una quarantina di colpi messi a segno in tutta Italia, con incassi in medie sui mille euro. Il loro business è però stato smantellato nelle prime ore dell’altra mattina quando a Napoli i carabinieri di Bologna, supportati dai colleghi campani, hanno eseguito nei confronti di nove persone un'ordinanza di custodia per associazione a delinquere. In quattro sono finiti in carcere, altri quattro sono ai domiciliari, mentre il nono componente della banda si trova all'estero ed è ancora ricercato. In carcere i napoletani Michele Esposito, 28 anni; Salvatore Esposito detto “Totore”, 39 anni; Salvatore Esposito detto “Totoriello”, 32 anni; Giovanni Scudiero, 41 anni. Ai domiciliari i napoletani: Davide Coppola, 28 anni; Mario Licoli, 31 anni; Gennaro Espositodetto “Genny” di 19 anni; Michele Masicano di 29 anni. Oltre a loro sono indagate 12 persone, coinvolte a vario titolo nelle truffe.

Il copione era sempre lo stesso: uno di loro, che si presentava come “avvocato Molinari”, telefonava all’anziana vittima dicendole che il figlio era trattenuto in caserma dopo un incidente perchè privo assicurazione, e che doveva pagare una cauzione, altrimenti il figlio avrebbe rischiato il carcere. Il finto avvocato diceva poi di chiamare i carabinieri, fornendo un numero falso. Allora la vittima chiamava, ma il truffatore rimaneva in linea; il tutto nel lasso di tempo di un minuto durante il quale la vittima credeva di chiamare la caserma, ma in realtà chiamava la stessa utenza, e le rispondeva il sedicente “maresciallo Primo”, che confermava la storia. A questo punto l’anziano richiamava il legale, il quale gli dice che avrebbe mandato qualcuno a ritirare i soldi, cosa che avveniva dopo pochi minuti.

Dalle indagini, svolte tra gennaio e aprile, è emerso che la banda, che aveva la propria base operativa a Napoli, si divideva in due “batterie”. C'erano una cellula di telefonisti (normalmente tre persone), che dal capoluogo campano individuavano le potenziali vittime consultando siti come paginebianche.It o inelenco.com, che forniscono numeri e indirizzi, per poi contattarle spacciandosi per avvocati e carabinieri, e una di “emissari” presenti sul territorio: di solito due persone scelte tra i componenti più giovani, incaricati di fare i sopralluoghi e di riscuotere le cauzioni. La banda è stata sgominata grazie ad accurati pedinamenti e intercettazioni, queste ultime molto difficoltose, dato che i truffatori cambiavano telefono e scheda sim praticamente a ogni colpo. Non a caso nelle perquisizioni sono state trovate centinaia di sim, oltre a contanti e soldi falsi. L'organizzazione, hanno affermato i carabinieri, era collegata al clan Contini di Napoli, a cui versava una tangente, indicata nelle conversazioni intercettate come “pesone” o “carosiello”.

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