Villa abusiva al poligono: la prescrizione salva tutti
Serramazzoni. I reati contestati si estinguono a fine dicembre. Timori del giudice Udienza con tante assenze e la difesa sostiene la bontà del progetto urbanistico
SERRAMAZZONI. Sono ormai prossimi alla prescrizione i reati contestati per la vicenda del villino costruito nell’area del poligono di tiro a Serra, uno dei casi caldi dell’urbanistica per cui sono imputati Franco Degli Antoni, Gerardo Sileo, Angela Genovese, il tecnico di parte Moreno Giacobazzi e l’ex capo dell'Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi.
Ieri è ripreso il processo dopo un lunghissimo stop (ultimo dibattimento a luglio 2014, poi si sono susseguiti rinvii tecnici), ed è emerso che i termini di prescrizione scadono a dicembre, per una vicenda partita nel 2011. E visto che la prossima udienza è stata fissata al 23 di dicembre, data in cui non è detto che si arrivi a sentenza (la difesa ha annunciato la presentazione di integrative documentali e poi ci sono ancora tutte le arringhe da fare), il superamento della soglia pare davvero dietro l’angolo.
A dire la verità, ieri il giudice Francesco Cermaria, evidenziando proprio il rischio prescrizione, si era detto intenzionato a passare subito alla discussione dopo l’esame degli ultimi testi. Ed ha fatto quindi mettere a verbale che il rinvio è maturato su richiesta delle parti (diverse le assenze, sia tra l’accusa che le difese). Non è detto peraltro che gli imputati ricorrano alla prescrizione, visto che le difese puntano ad un’assoluzione piena e ieri hanno messo a segno punti importanti con le deposizioni dei loro consulenti tecnici.
L’architetto Maurizio Tarantola ha evidenziato che da norma di genio militare ogni poligono di tiro deve avere una casa del custode, “e - ha sottolineato - il fatto che questo sia di fatto un villino non è in contrasto con questa funzione”. Ha spiegato che la prima classificazione produttiva D8 dell’area fu cassata dalla giunta Ralenti perché secondo la Provincia il territorio di Serra aveva già raggiunto il limite di zone produttive e da legge regionale per includerne altre serviva non una variante semplice al piano regolatore ma una generale, con tutt’altro iter.
L’area quindi diventò G6, ma anche se non era specificato, la possibilità di realizzare l’abitazione permaneva. «Peraltro prima ancora l’area era agricola E1 - ha puntualizzato il geometra Roberto Zanetti - ma le norme tecniche di attuazione del Prg permettevano anche in questo caso di realizzare un fabbricato di almeno 150 metri, e questo ne ha 114”.
Anche l’architetto Ezio Righi ha confermato che un poligono deve per forza avere una casa del custode. L’avvocato Roberto Ghini, per la difesa Tagliazucchi, ha citato a proposito 242 casi in Italia in cui è così.
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