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Acqua e farina, regno del borlengo

Acqua e farina, regno del borlengo

Anche oggi l’evento dedicato alla delizia culinaria dell’Appennino

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GUIGLIA. Il castello di Guiglia si è trasformato in una Expo in miniatura tutta dedicata al borlengo il Castello di Guiglia. Tanti gli stand, a cura delle Pro Loco dei sei Comuni partecipanti, per far gustare agli ospiti tutte le diverse sfumature locali del borlengo e della zampanella. «Crediamo che il punto più importante - spiega Chiara Forte, assessore al Turismo - sia proprio il coinvolgimento così stretto di questi sei municipi. Insieme abbiamo firmato una disciplinare su quelle che sono le caratteristiche principali del borlengo. Poi ognuno lo prepara secondo quelle che sono le sue più strette peculiarità. E vogliamo essere uniti nella promozione di questo prodotto e del nostro territorio, anche attraverso questo evento, che abbiamo pensato come itinerante nelle diverse località». Ogni visitatore ha diritto ad assaggi di borlengo, accompagnato dal vino delle due cantine di Guiglia, dalla birra artigianale e da altri podotti tipici della zona. Poi tante altre attività: gonfiabili, mostre e laboratori. I bambini potranno partecipare a un corso per la preparazione di un cono gelato, mentre per gli adulti sono previste dimostrazioni su come cucinare il borlengo e la crescentina. La manifestazione continuerà oggi e si è aperta ieri, in Sala degli Scolopi, con un convegno sul borlengo. Il professor Davide Cassi è partito dal nome azzeccato scelto per l’evento: «Acqua e farina sono i due ingredienti fondamentali della cucina mediterranea. Da essi si producono una miriade di prodotti». Il professor Davide Mondin ha sottolineato la tipicità del borlengo, «alimento unico nel mondo, legato alla storia e alla cultura di queste comunità». Il giornalista Luca Bonacini ha invece invitato a tutelare e difendere la tradizione gastronomica, senza dimenticare di aprirsi alla modernità: «il borlengo preparato da Bottura per Hollande era diversissimo da quello tradizionale, scoperto dallo chef pochi mesi prima ad una cena. Ma grazie a questa sperimentazione il nome del borlengo è finito sulle pagine di tutto i mondo». (f.c.)

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