Grillo benedice la “sua” palestra «Bella, in Emilia le cose si fanno»
Assediato dai microfoni il leader visita la struttura di Quarantoli costruita con 425mila euro dei 5 Stelle Va via, senza polemica, per il ritardo del sindaco. Riappare al ristorante, parla con attivisti e fa battute
MIRANDOLA. «Una bella cosa, bravi. Antisismica, i pannelli...».
Oscurato, tampinato, e imprigionato da decine di telecamere e microfoni che si aspettavano dichiarazioni esplosive da Raggi a Pizzarotti, un abbottonatissimo Beppe Grillo, in sbottonata giacca sportiva blu e camicia bianca, ha benedetto ieri con parche parole la nuova palestra di Mortizzuolo.
Ed è proprio una benedizione poco sprintosa che ha provocato il mezzo incidente diplomatico con cui si è aperta la giornata mirandolese del gotha dei Cinque stelle.
Grillo infatti dopo essersi liberato da quell’assedio mediatico con un ingresso filtrato nella nuova palestra, si è fatto raccontare le qualità della struttura, costata 1,3 milioni e finanziata con 425mila euro dai 5 Stelle, mentre il resto ce lo hanno messo il Comune (797mila), la polisportiva Quarantolese (15 mila) e la Regione (135mila euro).
Poi si è piazzato all’interno davanti al nastro per il taglio istituzionale. Ha atteso qualche istante, ha fatto qualche altra domanda, un altro giro in palestra e quando telecamere e microfoni hanno superato il filtro, circondandolo di nuovo all’interno della palestra, ha boffonchiato ancora qualche complimento ma ha riavvolto il nastro della sua partecipazione. Poco dopo era sul suv bianco con cui è arrivato a Quarantoli. Giusto il tempo di rispondere a due domande, con una battuta sul mestieraccio di fotoreporter e cameramen, aggiungendo che presto i social network bypasseranno i giornalisti. A proposito del nuovo assessore Andrea Mazzillo di Roma, ha solo ricordato che pure lui - Grillo - ha avuto la tessera Pd: «L'ho presa ad Arzachena. Un assessore ex Pd? Non sarà mica un reato», e poi è scomparso.
Motivo ufficiale: un impegno. Grillo si è allontanato con l’amico Cottafavi, che gli faceva da autista, per andare a trovare altri amici mirandolesi. Motivo presunto: il disappunto per il ritardo delle istituzioni. Ovvero della Regione (che neppure si è vista...) e del sindaco Maino Benatti. Col quale si saranno forse incrociati all’imbocco di via Valli, perché un istante dopo si è materializzato il primo cittadino: «C’era anche l’inaugurazione dell’asilo di Mortizzuolo... Contavo di fare in tempo, purtroppo il vescovo ha avuto un ritardo di 20 minuti, mica potevamo inaugurare senza di lui... Comunque mi sono già scusato», ha detto il sindaco. Le cronache raccontando di benedizioni e prolusioni ecclesiastiche ben articolate, in quel di Mortizzuolo, anche dopo il ritardo del vescovo.
Ma anche Grillo polemica non ne ha fatta: «Vado, le nostre istituzioni sono rappresentate, siamo fin troppi... E poi siamo in Emilia, qui le cose si fanno». Così Benatti ha fatto il suo discorso davanti a quasi tutto il direttorio dei 5 Stelle, mescolato ai bimbi e alla gente. Perché con Grillo sono arrivati Di Maio, selfizzato e fotografato da decine di attivisti e cittadini. Anche quelli che nella “piddina” Emilia e nella “piddinissima” Quarantoli non hanno saputo resistere alla fama fotogenica e comunicativa del parlamentare campano. Poi Fico, Ruocco, Sibilia, Di Stefano, i parlamentari modenesi Ferraresi e Dell’Orco... Niente comizi al taglio del nastro, ma nelle loro dichiarazioni a margine la soddisfazione di avere dato soldi non spesi in campagna elettorale per un’opera pubblica, opera di tutti. Nessun eccesso autocelebrativo, e la consapevolezza di avere contribuito con altri.
Il sindaco per parte sua ha paritariamente ricordato i finanziatori e ha scoperto le tre targhe: una che puntualizza chi e quanto ha sborsato per la palestra, una dedicata a Marcello Tromba, quarantolese impegnato nello sport e prematuramente deceduto, e una di intitolazione della palestra: a Mohamed Alì, il convertito e leggendario pugile statunitense. Benatti ha ricordato tra gli altri la morte di Flavio Mosele, il capo cantiere deceduto il 12 marzo di infarto, prima di poter vedere finita l’opera cui ha lavorato. Quindi ha tagliato il nastro con Di Maio e Ferraresi.
E Grillo? Un colpo di scena. Non se ne era andato, ma ha atteso il direttorio al Ristorante Marchesa (le altre strutture pubbliche richieste in affitto dai 5 stelle erano tutte indisponibili...). Così, man mano che arrivavano gli attivisti, sentendosi lontano dagli invisi e invadenti microfoni, Beppe si è concesso ai selfie e alle battute (in difesa dell’amore maturo della serie “signorina, stia tranquilla, a me piacciono dai 65 in su...” e degli uomini maturi: “Signora, vuol mettere alla sera la bella sensazione di quando si stringe ad un uomo flaccido...”). Ha più volte abbracciato i vari Di Maio, Ruocco, Fico... “confessando” quanti tra attivisti e rappresentanti locali gli chiedevano consigli e conforto. Poi si è congedato.
Poco dopo in piazza andava in scena l’agorà grillina: per ribadire con Di Maio, Ferraresi e Gibertoni che del referendum costituzionale va bene solo il titolo, ma che il contenuto è una fregatura ai cittadini. Come le frasi pronunciate venerdì da Bonaccini sulla perfezione della ricostruzione emiliana e l’imbarazzante vicenda dell’ospedale di Mirandola, ancora oggi non antisismico.
Alberto Setti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
