“Si svolta”, referendum nel vivo
Nasce il nuovo comitato di sostenitori, portavoce Stefano Rimini
Più social, meno politica tradizionale perché… “Si svolta”. Ecco il nome del comitato per il “Sì” che ha mosso ieri i primi passi in piazza XX Settembre. È il diciannovesimo in città che appoggia la riforma costituzionale e appartiene alla rete provinciale “Basta un Sì”. «Non c’è peggior conservatore di chi cerca la riforma perfetta», ha garantito Cecilia Bondi, citando il vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini. La prima, rappresentante della rete modenese, ha avuto un lieve mancamento, ma senza conseguenze. «Alcuni punti della riforma, relativi alla nomina dei nuovi senatori, sono oscuri - ha ammesso la costituzionalista - ma il punto sarà affidato a una legge del Parlamento che potrà essere sottoposta al controllo preventivo di costituzionalità». Costituzionalisti hanno ribadito il loro “no”, come fatto da rappresentanti sindacali ed esponenti del Partito democratico di spessore come Pierluigi Bersani. «Alcuni punti sono stai portati avanti dagli anni Settanta - ha risposto Stefano Rimini, portavoce del nuovo comitato - quindi è un paradosso che oggi gli stessi non lo sono più». «Spesso la politica è in difficoltà nell’arrivare a tutti i cittadini», ha aggiunto Ilaria Franchini, rappresentante della neonata formazione. La giovane donna ha anticipato la linea che sarà portata avanti dal comitato, i cui impegni sono ancora da definire. Eventi anticipati sui social network saranno approfonditi di presenza perché «entrambi i canali sono importanti». Come anticipato da Federico Costa Zaccarelli, responsabile del programma per il comitato, «vogliamo informare in modo completo e trasparente». Porte aperte a politici aperti a movimenti e partiti diversi dal Pd. «Eravamo e siamo profondamente diversi rispetto al Partito democratico», hanno sostenuto proprio in questi giorni i rappresentanti di Modena Fare con Tosi. Gli esponenti della corrente legata al sindaco di Verona hanno anticipato di votare “Sì”, ma senza che ciò possa essere considerato «una prova generale per la fusione e per l’apparentamento di partiti e movimenti». (g.f.)
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