Gazzetta di Modena

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Loschi: «Arte, la mia fonte di vita»

di LAURA SOLIERI
Loschi: «Arte, la mia fonte di vita»

«Nascere a Modena è stata una fortuna: qui c’è un’offerta culturale strepitosa»

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LAURA SOLIERI

CASTELFRANCO. «Ogni opera d'arte è un autoritratto, diffido degli artisti che non ci parlano di loro. Io sono la prima materia che utilizzo nei miei lavori». Incontriamo il noto artista Fabrizio Loschi nel suo studio a Castelfranco Emilia, dove ci accoglie facendo subito una precisazione: «Non chiamatemi artista. Da tempo preferisco definirmi operatore dell'inutile: visto lo stato dell'arte, è meglio prendere le distanze. In questo momento storico dove tutti gli artisti sono in cucina magari l'arte tornerà ad abitare le gallerie».

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Loschi parla di una sorta di accanimento terapeutico nei confronti di ciò che in modo sbagliato e superficiale definiamo essere pop art: «Oggi è tutto pop e confondiamo l'arte con ciò che è poco più di una lussuosa oggettistica. Abbiamo paura di spaventare, inquietare l'osservatore, l'artista pensante non è più di moda». Per Loschi l'arte è necessità: «Ne ho bisogno per vivere, quando non la faccio la studio, quando posso la compro, è uno dei pochi argomenti che mi interessa veramente. E dentro la parola arte, c'è una complessità che è iscrivibile nella parola cultura. L'artista è colui che gira sempre con la schiena nuda e dall'aria raccoglie gli scarti e con questi crea le sue opere. L'artista, per me, o è un intellettuale armato di materia o è un'inutile scimmia ammaestrata. Questo è il tema delle prossime opere che farò: l'artista scimmia, e userò come sempre la mia faccia, per non offendere nessuno».

Fabrizio Loschi racconta di trovarsi in una fase di passaggio del suo percorso artistico: «Per molti anni, ho creduto che un approccio estremamente poetico e silenzioso alla forma dissetasse in modo sufficiente il mio rapporto con l'arte; in questo periodo della mia vita, invece, ho bisogno di ritrovare il piacere della sfida. L'arte è una scelta di vita, ho fatto la mia prima mostra a 19 anni e ho difeso le mie idee sulla figurazione per un sacco di tempo. Adesso mi sono spostato verso altre direzioni e sto lavorando molto anche nel campo del video e del suono e recentemente, insieme ad un gruppo di amici e artisti emiliani, ho anche fondato la casa editrice indipendente I libri da bruciare».

Fabrizio sottolinea la fortuna di essere nato in una città come Modena, «che era un centro importantissimo, con un'offerta culturale strepitosa» e parla con affetto della Modena degli anni Ottanta, "una Modena vivissima che ho avuto la fortuna di frequentare, uno dei posti più belli dove si poteva vivere e operare in Italia in quegli anni. I modenesi forse si sono dimenticati che tutta la Transavanguardia è passata da qui. Sono cresciuto frequentando gallerie come la Fonte d'Abisso e Mazzoli, la Civica che ha avuto una stagione strepitosa con artisti di una portata devastante... La nostra città ha avuto anche una scena musicale e teatrale stupenda, ricordo l'esperienza del S. Geminiano che è stato uno dei centri di ricerca teatrale più importanti d'Europa. Modena era abitata da teste pensanti e non c'erano wine bar ma tantissime osterie in cui la gente si sentiva libera di esprimersi, discutere e condividere molte informazioni. Viviamo un momento di confusione e abbandono. Di una città in cui si mangia e basta non ti puoi fidare«conclude Loschi. Per lui le eccellenze modenesi sono il Lambrusco tanto amato da Filippo Tommaso Marinetti, il Duomo «che è un capolavoro assoluto» e «la coralità: la nostra è una città che quando ignora o applaude lo fa sempre in modo corale; una città in cui il pensiero individuale è scartato a prescindere».

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