Saccheggiate nel castello le installazioni per i bambini
"Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli" scriveva Vittorio Alfieri, nel 1783, a Ranieri de’ Casalbigi. Oggi, l'assunto rinascimentale per eccellenza ben si potrebbe adattare alla linea...
"Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli" scriveva Vittorio Alfieri, nel 1783, a Ranieri de’ Casalbigi. Oggi, l'assunto rinascimentale per eccellenza ben si potrebbe adattare alla linea creativa adottata dall'assessore Simone Morelli che, con la Festa del Gioco, ha dato luogo a un unicum nel suo genere. Conclusasi ieri la due giorni ludico-educativa, non si può che constatarne il successo. «È un'idea alla quale ho creduto e crederò fortemente anche nei prossimi anni - afferma entusiasta, all'indomani dell'evento, il vicesindaco - È solo la prima di altre edizioni che verranno». Le “architetture fluttuanti”, le ciambelle colorate visibili in via Paolo Guaitoli, nel Cortile d’Onore di Palazzo dei Pio e nella grande Piazza dei Martiri, in quest'ultima disposte a guisa di gigantesco labirinto, hanno costruito uno spazio nuovo, in linea con il filo conduttore della Festa, ossia il costruire il futuro, tema centrale nella crescita dei giovani. Passato, presente e futuro, tradizione e robotica - tema sul quale è stato declinato l'evento - architettura e spazio, esterno e interno: forse si è riusciti a quadrare il cerchio e la piazza è tornata a incarnare il significato reale del termine “agorà”, luogo in cui ci si raduna, ci si raccoglie. E, questa volta, a radunarsi gioiosamente scomposti, sono stati i bambini e i ragazzi, alcuni dei quali artefici stessi delle installazioni “volanti”. «Questo intendevo quando parlavo di “coworking culturale” - continua Morelli - ragazzi come creatori: non solo spettatori di un singolo spettacolo o di un bel momento, ma persone attivamente coinvolte. La sinergia con i giovani delle scuole superiori è stato meraviglioso». «La Festa del Gioco è una prima nazionale - conclude - studiata e riguardata da più soggetti cui va il merito, a ognuno, del proprio impegno: studenti, architetti, volontari, istituzioni. Si voleva creare la possibilità di reinterpretare i luoghi: ogni via porta sul proprio lastricato gli umori di chi l’ha usata. La “via della catena”, ad esempio: viene in mente l’amicizia, le risate, i primi amori.. si amano i luoghi, sono o diventano identitari. I bimbi, per mesi, hanno giocato con le ombre colorate dei salvagenti: queste rimarranno non solo belle foto, ma immagini di vita vissuta, architettura legata alla cultura, e via Guaitoli sarà ricordata da qualcuno di loro come la “via magica”». (v.c.)
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