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Ambulanze modenesi vecchie e con 300mila chilometri: "Non ci sentiamo sicuri"

Ambulanze modenesi vecchie e con 300mila chilometri: "Non ci sentiamo sicuri"

«Vogliamo lavorare in sicurezza per garantire sicurezza ai cittadini», è lo slogan del sindacato Fp-Cgil, ricordando che quella in questione è una vertenza partita a maggio 2015, esattamente a un anno dal trasferimento della centrale operativa del 118 a Bologna.

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MODENA. Un peggioramento della situazione lavorativa degli operatori, che si traduce in «un abbassamento della qualità del servizio offerto al cittadino». A questo vanno aggiunte le difficoltà degli operatori dei diversi Pronto Soccorso, che registrano «un aumento degli accessi a fronte di una diminuzione delle risorse umane e di un'organizzazione del servizio non certo efficace». Per tutto questo la Fp-cgil a Modena preannuncia lo stato di agitazione nel comparto emergenza dell'ausl, discusso oggi in un'assemblea in città insieme con dipendenti degli ospedali di Baggiovara, Vignola, Mirandola, Carpi e Pavullo.

«Vogliamo lavorare in sicurezza per garantire sicurezza ai cittadini», è lo slogan del sindacato, ricordando che quella in questione è una vertenza partita a maggio 2015, esattamente a un anno dal trasferimento della centrale operativa del 118 a Bologna. Ed ecco tutti i problemi messi in fila dalla Fp-Cgil: «Difficoltà organizzative determinate da un diverso e complesso assetto territoriale e organizzativo del servizio di Modena rispetto a quello di Bologna, anche in termini di protocolli, risorse umane e strumentali assegnate». Ma si parla pure di «attrezzature e dotazioni strumentali insufficienti ed obsolete», si ricorda che «la maggior parte delle ambulanze non rispetta i criteri dell'accreditamento regionale (devono avere meno di sette anni e aver percorso meno di 300.000 chilometri)». Pesano anche «problematiche di sicurezza relative al mancato intervento di adeguamento strutturale sulle diverse sedi», così come un «insufficiente personale per il rispetto dei riposi tra un turno e l'altro e per una distribuzione equa dei turni di lavoro». non mancano per la cgil, infine, «differenze salariali determinate da scelte unilaterali dell'azienda non condivise»

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