Addio (per sempre) alla stazione dei bus di Camposanto
Capannone demolito: non sarà ricostruito e l’area verrà venduta. Lavori anche al semaforo
CAMPOSANTO. Dopo la riapertura del municipio e della chiesa di San Nicola a maggio e la ricostruzione delle scuole materna e medie sulla vecchia area di via Panaro dove sorgevano prima del sisma - in cui gli studenti sono rientrati il 15 settembre - non si arrestano in paese i lavori di ricostruzione, così come quelli di demolizione.
All’incrocio tra via Marconi e via Baracca, infatti, nei pressi del semaforo, è in corso già dalla settimana scorsa una riqualificazione dell’area. Qui sorgeva una palazzina che ospitava un ambulatorio medico al pian terreno e due appartamenti ai piani superiori. Stabile che è stato demolito nel 2012 per i danni riportati nel sisma che l’avevano reso completamente inagibile. Trovata una differente collocazione agli occupanti - l’ambulatorio medico è stato riaperto sulla vicina via Baracca e gli affittuari dei due appartamenti trasferitasi altrove - si è deciso per non ricostruire uno stabile ex novo, ma procedere con dei lavori di miglioramento per la viabilità. Si è quindi deciso per l’allargamento dell’incrocio, l’abbellimento del lotto di terreno lasciato vuoto dalla demolizione della palazzina con un’area verde e panchine, un semaforo nuovo e il rifacimento dell’asfalto. Lavori in corso in questi giorni e che rientrano nel piano complessivo di riqualificazione del centro di Camposanto (piazza Gramsci, via Roma e zone limitrofe) finanziato dalla Regione con un contributo di 280mila euro.
È diverso il discorso che riguarda invece l’area su cui sorgeva la stazione delle corriere Atcm: il capannone è stato demolito e i lavori di smaltimento delle macerie termineranno entro fine mese.
«Tempo fa avevamo offerto la possibilità di acquistare l’area con l’immobile ancora in piedi - ha detto Simone Stermieri, responsabile dell’Ufficio Patrimonio di Agenzia Mobilità - ma era necessario provvedere alla sua riparazione per uniformarlo alle vigenti norme di sismicità. Lo stabile, infatti, dopo il sisma era stato dichiarato inagibile. Però non si è fatto avanti nessuno. Allora sia per motivi di sicurezza, in quanto la stazione era comunque pericolante, che per motivi strategici per l’azienda, che non la riteneva più fondamentale come deposito delle corriere, si è provveduto alla sua demolizione. Ora il nostro obiettivo è quello di vendere l’area edificabile al miglior offerente».
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