«Mancano i professori» Gli studenti in sciopero
Protesta all’Ipsia Don Magnani con il sostegno anche di alunni dell’Iti Volta «Siamo all’assurdo. È impossibile avere lezioni normali e le vittime siamo noi»
Se i dirigenti scolastici (che stanno facendo i salti mortali per avere l'organico dei docenti al completo prima possibile) riescono a sopportare la situazione attuale, a quasi un mese dall'inizio delle lezioni, gli studenti cominciano a dire “no” e a scioperare. Un gesto civile, motivato, con “La buona scuola” voluta dal governo Renzi, nel mirino degli studenti dell'Ipsia don Magnani (con l'aggiunta di alcuni del vicino Iti Volta). «Siamo un gruppo abbastanza rappresentativo di studenti dell'Ipsia - dice Davide Arancio, un rappresentante degli studenti, quest'anno in quinta superiore - che vogliono dire no a questa legge che a 30 giorni dall'inizio dell'anno scolastico, in barba alle promesse del ministro Giannini, ci lascia ancora senza insegnanti. Questo vuol dire che siamo in ritardo di un mese nell'apprendimento, in ritardo grave soprattutto per le classi finali come quella dove frequento io. La mancanza di insegnanti vorrà dire, nei prossimi mesi, che ci dovremo sfiancare a correre sia chi insegna che coloro che devono studiare e non hanno ancora cominciato». Non si tratta di un caso isolato. «La rete degli studenti si muove - continua - perchè questa situazione è generale ed anche a Modena e Bologna ci sono state proteste e manifestazioni. Chi aveva promesso non ha mantenuto e le vittime siamo noi; siamo qui per dimostrare che vogliamo studiare ma il limite di non poter fare lezione è assurdo. I professori, in massima parte ci hanno sostenuto e speriamo di ottenere qualcosa a breve». Il gruppo, molto disomogeneo, comprende studenti dalla prima alla quinta, tutti disciplinati. Nessun gesto fuori ordinanza, nessuno schiamazzo maleducato, solo qualche cartello scritto a mano, sul momento, che vuole far evidenziare un malessere che sta allargandosi a vista d'occhio. Anche gli sfoghi di alcuni dirigenti nei giorni scorsi, infatti, confermano queste difficoltà a reperire docenti che chiudano prima possibile le caselle vuote nelle scuole sassolesi, senza attendere oltre per un diritto sacrosanto all'istruzione.
«Non si può andare avanti così - dice Maicol Caliò - ma nello stesso tempo vorrei aggiungere che ci vuole maggior coesione tra di noi. Ho appena saputo che tanti ragazzi sono entrati a scuola, anche a Modena; tutto questo non va nella direzione di far sentire una voce unitaria che vuole far valere i propri diritti. Noi studenti del professionale vogliamo apprendere, imparare. Potevamo andare a Modena e fare gruppo con gli altri, ma abbiamo voluto far sentire la nostra voce qui, davanti alla nostra scuola, perché il diritto ad avere insegnanti prima possibile sia rispettato».
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