Sprechi e obesità la sfida alimentare
Anche a Modena si studiano buone pratiche per ridurre le quantità di cibo gettate tra i rifiuti e nutrire meglio i bimbi
Sensibilizzazione dei bambini, ridistribuzione del cibo non consumato, promozione di sane abitudini alimentari.
Sono alcuni dei punti individuati al convegno della Rete Italiana Città Sane, "Expo un anno dopo: buone pratiche e buone politiche della città", che si è svolto ieri nella sala consigliare del Municipio di Modena. Al centro del dibattito lo spreco alimentare mentre milioni di persone muoiono di fame da un lato e la popolazione occidentale in sovrappeso dall’altro.
In Italia il 58,1% degli sprechi alimentari è generato dagli attori economici della filiera, mentre il restante 41,9% è imputabile ai consumatori. Proprio pensando alle rispettive responsabilità, ieri un rappresentante della Legacoop nazionale ha esposto alcuni degli interventi volti a ridurre lo spreco alimentare generato dalle grandi distribuzioni. Tra questi è stato citato il progetto "Brutti ma buoni": prodotti di qualità ma che non possono essere esposti per via di scatole rovinate o etichette deteriorate vengono donati gratuitamente ad associazioni di volontariato. Da ormai 16 anni è inoltre attivo il progetto "Last minute market", ossia la creazione di un mercato parallelo dell'ultimo minuto, in cui vengono venduti i prodotti ritirati dai negozianti poiché prossimi alla scadenza. Anche la ristorazione, come CIR, punta alla riduzione dello spreco donando alle Onlus i prodotti non consumati dai bambini.
E proprio dai bambini bisogna partire per combattere lo spreco alimentare da parte dei consumatori, per formare una cultura più attenta alla spesa e al cibo che consumiamo. Ne sono convinte anche le scuole primarie di Modena, che in collaborazione con Legambiente realizzano il progetto "Good food bag", incitando i bambini a conservare il cibo non consumato in una borsa per poterlo mangiare più avanti. E sempre i bambini sono sotto i riflettori se si parla di alimentazione. Dall'indagine Okkio alla Salute è infatti emerso che in provincia di Modena un bambino su tre risulta in sovrappeso, mentre l'8,7% è obeso. A queste percentuali si aggiungono quelle sull'errata percezione delle famiglie sullo stato nutrizionale dei figli: l'89% delle madri sottostima l'eccesso di peso del proprio bambino.
«Non è detto che un bambino un po' paffuto non sia in buona salute. - Commenta il dottor Alberto Tripodi, del Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell'Ausl di Modena- Certamente però questo della cattiva percezione delle famiglie è un dato che ostacola lo sviluppo di percorsi educativi. È chiaro che se i genitori non si rendono conto che il proprio figlio è in sovrappeso o obeso non intraprenderanno mai misure educative per poter evitare anche in futuro questo tipo di problema». Se è risaputo che l'obesità è uno dei dieci principali fattori di rischio per la salute negli adulti, forse è meno noto che i rischi possono riguardare anche i bambini: «Forme gravi di obesità nel bambino - continua Tripodi- determinano problemi immediati, come ad esempio lo sviluppo precoce del diabete. Per non parlare delle problematiche sul sistema osteoarticolare come alcune difficoltà motorie».
Eleonora Degoli
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