Il Re Mida del legno festeggia 50 anni a Castelvetro
La storia di Coriolano Rinaldi, ultimo segantino «Facevo cassette, ora curo travi centenarie di tutto il Nord»
CASTELVETRO. Cinquant’anni di attività e non sentirli. Sono quelli che festeggia Coriolano Rinaldi, 76 anni, storico artigiano castelvetrese e titolare dell’omonima segheria di via Ghiarone. Il suo mestiere - il segantino - rientra nella categoria di quelli che oggi si usano definire in via di estinzione, anche se in prospettiva i margini per andare avanti ci sarebbero tutti. Nel corso degli anni, Coriolano ha infatti saputo adattare la sua attività alla domanda del mercato e, oggi, si è “inventato” la rigenerazione di vecchie travi, utilizzate per ristrutturare con materiale d’epoca (qui vengono trattati anche legni del Sei - Settecento) case, ville e residenze signorili.
Ma all’inizio, le cose stavano ben diversamente, e in occasione dei 50 anni di attività (che coincidono anche ai 50 anni di matrimonio con Mara Catellani) la Gazzetta ha raccolto la sua testimonianza.
«Ho iniziato a lavorare - racconta - a 14 anni, perché dovevo contribuire a mantenere la mia famiglia. Cominciai a Spilamberto nell’azienda di imballaggi per l’ortofrutta di Vasco Cavani, diventando “apprendista segantino”. Dopo tre anni, sempre per stessa impresa, andai nel loro stabilimento di Vignola a fare il capo fabbrica. Producevamo imballaggi per la frutta. Del resto proprio in quegli anni, tra Cinquanta e Sessanta, stava prendendo piede a Vignola l’attività ortofrutticola e il relativo mercato, che avrebbe fatto la fortuna di tanti imprenditori del settore negli Anni Sessanta e Settanta. Nel 1966, poi, decisi di mettermi in proprio, aprendo l’attività dove sono tuttora grazie anche a un contributo statale a fondo perduto: la zona di Castelvetro era infatti considerata zona depressa. Iniziai anche io come segheria per imballaggi: lavoravamo un autotreno di pioppi al giorno, circa 120-130 quintali di legno, per produrre balestrine e casse per l’ortofrutta. Avevamo anche delle stampatrici per personalizzare le varie cassette, a seconda del magazzino che ce le ordinava. A pieno regime, arrivai ad avere anche 24 dipendenti. Sul finire degli Anni Settanta, però - prosegue Coriolano - quell’attività cominciò ad andare in crisi. Le difficoltà allora non furono poche, anche perché dovetti rimanere fermo quasi un anno per un incidente stradale, ma alla fine, sul principio degli Anni Ottanta, riconvertii la mia segheria alla produzione di semilavorati per i commercianti di legname. In altri termini, facevo assi e tavolame. Poi, sul finire degli Anni Ottanta, cominciò anche dalle nostre parti la tendenza a recuperare vecchi rustici e a ristrutturare antiche residenze. Mi inventai quindi un’altra specializzazione: il riciclo di legname antico, che è poi l’attività che svolgo tuttora. Mi capita spesso di lavorare anche su legni di qualche secolo fa, del 600 o del 700. Mi rendo conto che il mio mestiere è piuttosto raro, tanto che vengono a cercarmi un po’ da tutto il nord Italia. Ma per un giovane volenteroso di lavorare e con qualche conoscenza di storia dell’arte, potrebbe essere una buona strada».
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