Infortuni: meno denunce ma i morti aumentano
A Modena un’impennata di decessi: sei nel 2016 contro i due dell’anno passato Forni, Anmil: alcuni dati in calo più per la crisi che per l’aumento della sicurezza
Se tra l’anno scorso e quest’anno in Italia le denunce di infortunio sul lavoro sono aumentate dello 0.27%, a Modena si può constatare una controtendenza positiva: gli infortuni risultano in forte calo: -3,05%. Un dato importante e significativo che contrasta però con quello degli gli infortuni mortali che dai 2 del 2015 sono passati ai 6 di quest’anno. Infine, brutti segnali anche dal fronte delle malattie professionali, uno degli aspetti più difficili da cogliere nella prevenzione: a Modena e provincia sono aumentati i casi del 3,81%. Sono i dati impressionanti emersi al convengo provinciale della associazione Anmil che tutela i lavoratori mutilati e invalidi.
Ieri l’Anmil ha celebrato in tutte le province d’Italia la sessantaseiesima Giornata per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro. I lavori modenesi si sono aperti con i saluti del presidente territoriale Anmil di Modena, Zoello Forni, del consigliere regionale Luciana Sereri e delle altre autorità locali. Presenti anche Mirella Guicciardi in qualità di presidente dell’Associazione magistrati tributari di Modena oltre che numerosi sindaci ed esponenti politici della provincia.
L’incontro tenuto alla sala congressi dell’hotel Raffaello, dopo una messa alla chiesa di Gesù Redentore, è servito a fare il punto su un fenomeno che non lascia tregua e per il quale la prevenzione non è mai sufficiente. I dati raccolti da Anmil indicano che in Italia nel 2016 (i dati vanno da agosto 2015 a agosto 2016) ci sono state 375.486 denunce di infortuni; in Emilia Romagna sono state 49.331 e a Modena 8.780. La nostra provincia è seconda in regione dopo Bologna (10.900) e precede di molto la terza, Parma, distaccata con 5.597 denunce. Il dato è terribile, ma conforta rispetto al 2015 quando, a Modena, le denunce erano state 9.057: quindi un calo sensibile. Che però, come visto, non corrisponde affatto a un calo di numeri di morti sul lavoro che al contrario sono aumentati: sono passati a Modena da 2 a 6, quando in Italia sono calati di molto: da 643 a 562, ovvero del 12,53%. In generale in tutta l’Emilia-Romagna il numero dei morti è cresciuto: in regione il dato 2015 era 46 vittime e oggi è 76, a Bologna da 9 a 15 a Ferrara (seconda) da 3 addirittura a 12 e così via. Anche il forte aumento di casi di malattie professionali sta colpendo duramente Modena. Il dato nazionale vede un aumento di +1,94% (da 36.843 casi a 37.560). In regione la variazione è dello 0,71%. Se a Modena sale addirittura a +3,81% a Piacenza arriva a un picco del 180% mentre a Bologna (come in altre provincie) il calo è sensibile: - 6,90%. Perché tante differenze? Come si spiegano dati così contradditori?
Il presidente modenese Forni ha sottolineato questi aspetti nella sua relazione. Ha detto ad esempio che «dopo i segnali negativi registrati nei mesi precedenti, anche nella rilevazione dei dati al 31 agosto risulta una preoccupante crescita degli infortuni sul lavoro». I dati in calo invece, ha spiegato, vanno letti in una cornice di forte crisi economica: da un lato il calo dell’occupazione crea meno incidenti sul lavoro, dall’altro tra gli occupati sembra corrispondere un maggior numero di infortuni. «E c’è da tenere conto - ha aggiunto - che negli ultimi decenni l’occupazione si è via via spostata dai settori a maggior rischio come edilizia e metalmeccanica, verso il terziario. Quindi occorre moltiplicare gli sforzi per diffondere ovunque quella cultura della sicurezza che da sempre andiamo predicando».
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