Unioni civili: la Giunta decide sulle cerimonie
Domani l’incontro per definire le procedure che stanno creando imbarazzo L’assessore Saina: «Serve un disciplinare». A giorni il primo sì anche in città
A Carpi, entro poche settimane, verrà celebrata la prima unione civile tra persone dello stesso sesso. Nella Giunta comunale, composta da assessori provenienti da percorsi e vissuti dissimili, sono presenti punti di vista divergenti sull’applicazione della norma. Il testo della legge 20 maggio 2016, n. 76, entrata in vigore il 5 giugno, recita che si “istituisce l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione e reca la disciplina delle convivenze di fatto. (…) Due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di Stato civile e alla presenza di due testimoni”.
L'unione civile viene equiparata al matrimonio, tuttavia se per il matrimonio devono essere recitate formule particolari, i coniugi uniti civilmente non ne avranno bisogno: sta alla discrezionalità dei singoli Comuni. Ed è questo il nervo scoperto della discussione che, da settimane, ritarda l’accordo sulla Delibera. La Giunta deve approvare le modalità organizzative per la costituzione dell’unione civile, stabilendo i dettagli, le sale prenotabili e le loro tariffe, oltre che la modifica del disciplinare nel quale - come sancito dall’articolo 86 del codice civile - dopo le parole “da un matrimonio” si dovranno inserire le seguenti: “o da un’unione civile tra persone dello stesso sesso”.
Si vorrà procedere con la sola apposizione delle firme oppure potrà aver luogo il tradizionale scambio di fedi nuziali alla presenza dell’ufficiale di Stato civile che porterà la fascia tricolore? Almeno due sedute della Giunta sono andate a vuoto, in merito.
«Stiamo lavorando per predisporre gli atti - spiega il sindaco, Alberto Bellelli - dobbiamo ancora vagliare le modalità del cerimoniale, il formulario, la verbalizzazione, l’atto amministrativo. Non abbiamo margini decisionali rispetto a come raccogliere le firme, fermo restando che, come per tutti gli altri atti, queste possono essere anche semplici verbalizzazioni». E c’è chi, in giunta, propenderebbe proprio per una modalità minimalista, a fronte di altri che invece proponendo per una cerimonia tout court.
È contemporaneamente al vaglio la scelta delle sale per le cerimonie. «Alcune godono di certe frequenze - continua Bellelli - altre no: stiamo facendo un’ampia riflessione sul loro utilizzo cercando la soluzione migliore. Rispetto a come sarà il verbale, questo non si è ancora approfondito».
La Giunta si incontrerà domani per approfondire la questione che sta creando imbarazzo. «Si è iniziato a parlarne - afferma l’assessore all’Integrazione, Milena Saina - da amministratore, mi è chiesto di garantire la declinazione della Legge nazionale che è molto chiara nel dire che cos’è un atto di matrimonio e cosa la registrazione di un’unione civile: sono due atti con diversità sostanziali e alcuni punti in comune. Occorre declinare il disciplinare».
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