Baruffi: Referendum, recuperare l'unità dei democratici è cruciale»
L'appuntamento del 4 dicembre prossimo, con il referendum sulla riforma costituzionale, è un passaggio troppo importante per il Paese per essere sprecato o confuso con diatribe interne al Pd. Non è...
L'appuntamento del 4 dicembre prossimo, con il referendum sulla riforma costituzionale, è un passaggio troppo importante per il Paese per essere sprecato o confuso con diatribe interne al Pd. Non è in discussione il diritto di ciascuno di esprimere liberamente il proprio voto, ma siamo posti davanti ad una responsabilità nazionale che viene prima dei pur legittimi distinguo tra noi. Per questo recuperare l'unità del Pd, per quanto possibile, è cruciale. Io non credo che la legge elettorale possa essere la madre di tutte le battaglie, ma ritengo auspicabili alcune correzioni, peraltro da più parti invocate. A maggior ragione se questo può abbassare la conflittualità del dibattito referendario. Le aperture del segretario prima, la mozione poi approvata alla Camera, infine le proposte emerse ieri in Direzione Pd vanno nella direzione giusta. Chi più si è battuto per riaprire una porta che fino a ieri pareva chiusa dovrebbe non solo rivendicarne il merito, ma mettere il proprio peso in gioco per un risultato soddisfacente ed esigibile. Non ho mai considerato strumentali le critiche di Bersani e Cuperlo in proposito, sia quelle che ho condiviso sia quelle che non ho condiviso: proprio per questo ora vedo uno spazio di azione e unità che purtroppo ieri non si è voluto cogliere. Quando le posizioni si divaricano la cosa peggiore è distribuire torti e ragioni (non ne avrei peraltro titolo). Ritengo invece che ogni dirigente del Pd, ciascuno per le responsabilità che porta, debba ora compiere il massimo sforzo per accorciare le distanze e dismettere le magliette delle tifoserie interne che producono solo danni al partito e al Paese. Voglio essere chiaro, immaginare ora che una legge elettorale possa essere approvata prima del referendum non è ragionevole, e mi pare non lo chieda più nessuno: il Parlamento entra in sessione di bilancio e non può quindi tecnicamente occuparsi di altro. E d'altro canto tutte le forze di opposizione si sono dichiarate indisponibili a discutere in questa fase, non foss'altro perché hanno inteso che così si può allargare una contraddizione in casa nostra. Non è invece irragionevole provare ad assumere le aperture ulteriori di Renzi e spingerle a logiche e chiare conseguenze: 1) sia il Pd ad indicare intanto, pur in modo aperto, ragionevoli proposte di correzione dell'Italicum, rinviando a dopo il referendum la ricerca di una sintesi con le opposizioni; 2) assumiamo, per l'elezione del nuovo Senato, non solo l'impegno di fare della proposta Chiti-Fornaro il testo base, ma il paletto certo che il voto degli elettori sarà comunque vincolante per la scelta dei futuri senatori. Mi paiono due proposte concrete che stanno nel solco sia delle indicazioni di Renzi che nelle richieste della minoranza.
*deputato
Partito Democratico
Modena
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