Formigine. Caso Firem: ex titolari imputati per bancarotta
Lo stabilimento fu portato in Polonia lasciando a casa 40 dipendenti e tanti debiti, poi fallì Procura e curatore considerano i macchinari come beni sottratti ai creditori, ma la difesa non ci sta
FORMIGINE. Caso Firem. Lo stabilimento di ferramenta di Formigine - che trasferì la produzione in Polonia lasciando 40 dipendenti per la strada e importanti debiti con i fornitori e poi fallito - arriva davanti al giudice: per i titolari, due dei fratelli Pedroni (difesi dall’avvocato Luca Pastorelli), un consulente e la fidanzata polacca di uno dei titolari, l’accusa è di bancarotta fraudolenta. Per loro la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Ieri mattina si è aperta l’udienza preliminare, rinviata a febbraio, ma si è capito subito che ci sarà battaglia sull’entità e la natura della bancarotta, stimata dal curatore Anselmo Sovieni in un milione di euro circa.
L’oggetto della presunta bancarotta è infatti l’insieme di beni e macchinari portati via in silenzio nell’agosto 2013 lasciando la fabbrica vuota. Il trasloco in Polonia - dove i fratelli avevano deciso di delocalizzare secondo un piano di rilancio - fu eseguito a ritmo serrato fuori da occhi indiscreti ma la notizia si sparse rapidamente per Formigine e scoppiò la protesta seguita da un forte appoggio sindacale ma non approdò a niente. Non ebbero effetto neppure gli interventi delle istituzioni locali e regionali nel tentativo disperato di salvare il salvabile. Restò infatti aperta solo la sede commerciale. Il fratello Tiziano invece si stabilì in Polonia aprendo una nuova azienda, la Helkra: «Qui in Italia, se non sei la Ferrari - come disse - non si può più lavorare, per questo abbiamo deciso di portare tutto in Polonia». Famosa la sua proposta di prendere con sé i dipendenti di Formigine se questi avessero accettato di trasferirsi in Polonia. Il caso portò alla luce una forma di intervento imprenditoriale “selvaggio” che destava forte preoccupazione: si temeva che altri potessero imitare questa delocalizzazione brutale. La Procura intanto aprì un’inchiesta per capire se si fossero violate normative. In tempi successivi si è appreso di nuovi assetti proprietari per la Firem: le quote societarie della parte polacca dell'azienda, la Helkra, sono state cedute a una società polacca, proprio mentre si attendeva la risposta da parte del Tribunale di Modena riguardo l'ammissibilità del concordato preventivo. Poi nell’aprile 2014 arrivò il fallimento: il tentativo di tenere in piedi la Firem come azienda unitaria era finito, nonostante la cassa integrazione e la promessa non mantenuta di pagare gli stipendi arretrati. Il curatore fallimentare a questo punto ha segnalato che i beni per la produzione portati via, del valore di un milione di euro, costituivano una sottrazione ai creditori. Di qui l’inchiesta. La difesa replica che si tratta di macchinari svalutati e ormai vecchi, il cui valore è modesto, che servono per produrre e che quindi non si può parlare di bancarotta.
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