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BARRIERE ARCHITETTONICHE: gli sportivi della villa d’oro

Cavalcavia della Sacca «Un Everest per i disabili»

Cavalcavia della Sacca «Un Everest per i disabili»

«Il cavalcavia della Sacca è un grande problema, ma è tutto un ostacolo perenne». A esprimersi così sulle barriere architettoniche nella nostra città è Gianni Maffei. Insegnante di wheelchair tennis,...

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«Il cavalcavia della Sacca è un grande problema, ma è tutto un ostacolo perenne». A esprimersi così sulle barriere architettoniche nella nostra città è Gianni Maffei. Insegnante di wheelchair tennis, segue alla polisportiva Villa D’Oro atleti che si collocano stabilmente tra i primi cinquecento al mondo. «In strada sul cavalcavia non puoi andare perché sfrecciano le auto - spiega il tecnico - sul marciapiede salgono le biciclette. Per i ragazzi in carrozzina bisognerebbe fare qualcosa in più. Se si organizza una petizione siamo i primi a firmare». Sia lui sia i suoi allievi non vedono l’ora di una manifestazione aperta alla cittadinanza. «Il sindaco e gli assessori ci devono essere - garantisce Wainer Righi - perché devono provare sulla loro pelle cosa vuol dire stare in carrozzina. Basta provare una mezza giornata, due giorni se lo vuoi fare bene, poi siamo tutti più contenti di togliere le barriere architettoniche». L’ex consigliere comunale di Prignano si muove su una sedia a rotelle come Andrea Servadei e Alfredo Villani. Gli ultimi due sono maranellesi e hanno visto abbattere diverse barriere architettoniche nel Comune in cui vivono. A Modena, tuttavia, i problemi sono maggiori. «Non mi addentro a girare in carrozzina - esclama il primo, già numero 432 nel ranking mondiale - perché potrei trovare difficoltà anche soltanto ad arrivare o a entrare nei ristoranti». «A Modena andare in centro è molto problematico - riprende il secondo, giunto fino al 496esimo posto nel ranking - perché le barriere architettoniche non sono state proprio abbattute. Tra i ciottoli è tutto un inciampare o un andare in impennata; l’alternativa è attrezzarti di un dispositivo elettrico davanti alla carrozzina, ma ha un suo costo. I marciapiedi non li fanno in modo adeguato. Poi c’è sempre una macchina parcheggiata davanti allo scivolo oppure un paletto e quindi sei costretto a scendere». Domenica abbiamo raccontato il percorso in carrozzina sul cavalcavia con Juliet Kaine, arrivata a un soffio dalle Paralimpiadi di Rio. «Piuttosto che cadere preferisci stare sul ciglio - ammette Alfredo - e impedire un po’ il traffico. Le persone normodotate non conoscono le difficoltà, non fanno attenzione se un gradino è alto cinque centimetri o venti. È difficile anche per le mamme che salgono con i passeggini sulle corriere o per gli anziani. Un geometra che disegna barriere architettoniche dovrebbe andare in carrozzina sul percorso in cui ha fatto le modifiche. Lo stesso vale per i bagni dei disabili». «Molti rimangono a casa perché non ce la fanno», ha ricordato il giorno prima Luigi Paversani, che percorre il cavalcavia tutti i giorni. «Chi è incidentato o disabile dalla nascita si sente un diverso, lo è agli occhi degli altri - conclude Gianni - ma per me non lo è di sicuro. Lo sport ti può aiutare a livello psicologico».

Gabriele Farina

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