Una vita in corsia per assistere i malati non autosufficienti
Carlotta Pivetti, per tanti anni con Avo negli ospedali: «È dura, a chi si prende l’impegno dico di non rinunciare»
«Ho scelto la Facoltà di Scienze della Formazione perché amo il contatto con l'altro, il sociale, i bambini. E proprio per questo quando, dopo le superiori, mi sono resa conto di avere tanto tempo libero tra un esame e l'altro, ho voluto metterlo a frutto in modo costruttivo e non passare i pomeriggi sul divano a guardare la tv».
A parlare è Carlotta Pivetti, oggi 23enne, dal 2013 impegnata in un'esperienza di volontariato con Avo Modena. «Una volta deciso che avrei voluto cominciare a fare qualcosa per gli altri ho cercato le informazioni su internet, e lì ho trovato i contatti del Centro Servizi per il Volontariato di Modena, dove mi hanno aperto una finestra su un mondo pressoché infinito di associazioni che avrebbero potuto accogliermi per la mia prima esperienza da volontaria. L'avvicinamento ad Avo, poi, è avvenuto tramite mia mamma, loro volontaria in passato e che mi aveva parlato di un’esperienza forte ma bellissima. E così è stato».
Avo Modena è una associazione fondata in città nel 1986. I suoi volontari sono presenti nelle corsie degli ospedali per portare un po' di conforto ed un sorriso alle persone ricoverate, oltre ad aiutarle nel momento del pasto, se sole e non autosufficienti. E proprio questo è quello che ha fatto anche Carlotta: «Non ho mai avuto, in famiglia, persone anziane malate, quindi quando ho iniziato come volontaria mi sono trovata catapultata in un mondo difficile e che non conoscevo. Un conto però è immaginare quello che ti troverai davanti, un altro è trovarcisi realmente. Ogni volta che andavo in reparto imparavo qualcosa da qualcuno, ricevevo più di ciò che davo: convivere con la sofferenza, con la solitudine, con la tristezza non è facile, ma ti aiuta a crescere e a dare la giusta importanza a quel che poi ti accade ogni giorno. Per questo consiglierei a tutti i giovani di fare un’esperienza simile, anche se so che non è una scelta facile e soprattutto non lo è dare continuità ad un impegno come questo: nei miei anni in associazione ho visto tanti ragazzi arrivare, fare qualche turno e poi andarsene con la stessa velocità, mentre sia per le persone che incontri in reparto che per te stessa è importante essere costanti, prendersi l'impegno, e rispettarlo».
Ma fare volontariato non è solo un modo per gli studenti per entrare in contatto con realtà o situazioni che conoscono poco o per nulla: grazie ad una convenzione stipulata con l'università di Modena e Reggio Emilia, infatti, questa esperienza può trasformarsi in un vero e proprio stage, con tanto di crediti formativi riconosciuti a livello accademico. «Avrei potuto farmi riconoscere il periodo in Avo come tirocinio formativo, perché l'università me ne dava la possibilità, ma ho comunque preferito considerare quel periodo come puro e semplice volontariato. Ho però inserito l'esperienza all'interno del mio curriculum, perche i mesi, gli anni, passati in corsia mi hanno permesso di acquisire competenze, soprattutto relazionali, che difficilmente avrei potuto acquisire in altro modo».
«Accogliere giovani volontari è però importante anche per l'associazione -continua Carlotta- Il volontariato non è un mondo in cui i giovani abbondano, ma sono proprio loro a portare, volontariamente o meno, quei cambiamenti che spesso permettono alle associazioni di svecchiarsi: non tanto i ragazzi in se, ma l'integrazione tra questi e i volontari più anziani credo faccia crescere, positivamente, l'associazione. Da qualche tempo non vivo più a Modena e ho iniziato a lavorare ma continuo a condividere con i volontari le emozioni di queste esperienze».
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