Bianchini contro Chelli, lite tra capitani d’impresa
San Felice. Finiscono in tribunale per un debito insoluto della Smaltiflex sul sisma Augusto e il figlio Alessandro: «Ci faceva promesse, poi ha chiuso l’attività...»
SAN FELICE. Il sisma come spartiacque di una carriera imprenditoriale che li aveva resi importanti e credibili per tutti i sanfeliciani. Poi i problemi economici, gli insoluti, i guai processuali e ora Augusto Bianchini e Alberto Chelli si ritrovano nemici in tribunale. Si conoscono da “almeno 30 anni” dice Bianchini davanti al giudice Simona Siena e quella fiducia li aveva portati a fare affari nei mesi immediatamente successivi al terremoto. Ma i lavori eseguiti alla Smaltiflex di via Dell’Industria - demolizione di un tetto pericolante del capannone e successiva ricostruzione in ferro - sono stati la causa scatenante della vertenza, che ancora non ha una sentenza e che si declina come “insolvenza fraudolenta”. Il geometra Chelli, già presidente della banca Popolare di San Felice e Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana, è infatti accusato di aver pagato quell’intervento soltanto in minima parte: circa 60mila euro (come dimostrato dall’avvocato difensore che ha depositato i bonifici) a fronte di un contratto da 180mila.
Eppure lo spaccato offerto dalle testimonianze di Augusto Bianchini, sensibilmente provato da altre vicende giudiziarie, e del figlio Alessandro hanno raccontato dei problemi emersi nel post terremoto. La Bianchini Costruzioni, ora in amministrazione giudiziale e presente in Aula come parte civile, rappresentata dall’avvocato Giovanardi su mandato dell’amministratore Rosario Di Legami, aveva completato il cantiere in via Dell’Industria nei tempi stabiliti. Ma al momento di incassare il dovuto la famiglia si è trovata di fronte a continui rinvii da parte di Alberto Chelli, in quel momento senza alcun ruolo ufficiale nella Smaltiflex, ma da tutti considerato il proprietario. E in effetti, come ricorda Alessandro Bianchini, “un contratto è stato firmato da un amministratore, ma tutti gli incontri per il progetto e il successivo pagamento sono avvenuti con Chelli, nella sua abitazione o negli uffici della Smaltiflex”.
Il geometra, nel frattempo, cercava di tranquillizzare i Bianchini, parlando del rimborso che gli doveva la Regione sui danni del terremoto e di un’assicurazione privata che avrebbe comunque garantito i soldi della ricostruzione. Assicurazione che però, come evidenziato dall’avvocato Giovanardi, era destinata alla banca visto che il capannone era ipotecato. Ma questo sarà sviscerato nella prossima udienza del 22 marzo.
A oggi, restano le testimonianze di Augusto e Alessandro Bianchini. Il padre ha inquadrato la vicenda, raccontando della conoscenza con Chelli (“siamo tutti e due sanfeliciani”) e della necessità di sistemare la Smaltiflex dopo le scosse di terremoto. Quegli insoluti proprio non se li aspettava. «Ci ha sempre prospettato una situazione economica positiva - ha detto - dicendo che aveva contratti milionari con una grande impresa nazionale. Rinviava sempre i pagamenti, parlando dei contributi del sisma...».
In effetti ci sono stati tre bonifici - 60mila euro complessivi - ma poi la Smaltiflex ha smesso di pagare e da quel momento sono iniziati gli incontri. «Ci siamo visti almeno una decina di volte - ha confermato Alessandro Bianchini - E abbiamo saputo che Chelli avrebbe abbandonato l’azienda al suo destino, con debiti e dipendenti, per affittare il ramo d’azienda ad un’altra attività, la Tecnologia del Rivestimento Porcellanato. Ha sempre detto che con il nuovo percorso ci saremmo messi a posto, ma lì abbiamo capito che ci sarebbero stati problemi ad incassare i lavori se non accedendo all’eventuale concordato».
E così i Bianchini decidono di rivolgersi ai carabinieri di San Felice - siamo nel 2013 - per sporgere querela e consegnano anche un video (acquisito come prova, ma con l’opposizione della difesa) di un incontro con Chelli in cui si registrava lo stato dell’arte, le promesse e i mancati pagamenti.
Francesco Dondi
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