«Era un uomo coltissimo e parlava bene tre lingue»
Un carattere aspro ma che era capace di ammettere quando andava oltre le righe. Ma anche una persona coltissima, appassionata di letteratura, in grado di parlare alla perfezione tre lingue. I...
Un carattere aspro ma che era capace di ammettere quando andava oltre le righe. Ma anche una persona coltissima, appassionata di letteratura, in grado di parlare alla perfezione tre lingue.
I ricordi su Ettore Gandini, carattere solitario e talvolta ombroso, mettono in luce soprattutto la sua cultura pratica, che spaziava dalle pagine dei classici alle conoscenze minute dei suoi tanti viaggi in giro per il mondo nei vent’anni dopo la pensione. «L’ho conosciuto solo quando ho svolto le pratiche per la cessione della sua auto - ricorda il notaio Mauro Borghi che ha reso pubblico il suo testamento olografo, sottoscritto di pugno da Gandini - Era molto sofferente ma è restato a parlare con me di Dostoevskij e di libri».
«Parlava alla perfezione inlese, francese e tedesco - racconta la sua badante che è diventata nei sette anni di lavoro anche un’amica fidata - Era una persona solitaria ma al tempo stesso aperta al mondo. Non solo viaggiava molto ma aveva anche le sue abitudini da cui non si spostava mai: l’estate a Riccione e a Milano Marittima, l’inverno sulle Dolomiti. A volte perdeva la pazienza per incomprensioni con i vicini o con chi incontrava nelle sue uscite anche perchè era felice solo quando si isolava da tutto ed era in biblioteca o con i suoi libri a casa. Con la mia famiglia era sempre discreto e gentile; ci sentivamo anche quando noi d’estate tornavamo a casa in Romania per le ferie. Lui telefonava per sentire come stavamo, s’informava della nostra salute, degli studi di mia figlia Giovanna. Ora è arrivata questa ricompensa ma per me resta sempre una persona solitaria e gentile, a dispetto delle lunghe giornata in cui restava silenzioso. Era fatto così». (s.c.)
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