«I fondi per ampliare gli spazi»
Le promesse del sindaco: «Più servizi per i lettori». Cavazza: «Piazza del sapere»
Il denaro in contanti dunque dovrà arrivare da quei liquidi, azioni e contanti, che sono rimasti depositati in banca e che andranno subito, in prima battuta, al Comune di Modena, per ragioni legali.
La biblioteca Delfini in quanto tale non ha personalità giuridica e quindi, per legge, non può ricevere nulla, se non per interposta persona, dal sindaco da cui dipende. Semplicemente è una branca del Comune al pari di tanti altri uffici, dall’anagrafe ai servizi sociali.
«Ringraziamo di cuore - ha sottolineato il diretto interessato, Gian Carlo Muzzarelli - un cittadino che ha dimostrato la sua generosità all’intera comunità. Ha frequentato la biblioteca e si è ricordato di quell’ambiente».
«È molto importante - ha sottolineato l’assessore alla cultura Gianpietro Cavazza - che un cittadino decida di destinare i propri beni privati per sostenere un bene comune, un servizio pubblico come la biblioteca. Tante altre donazioni, anche di entità minore ma non meno importanti per il loro significato, testimoniano il forte legame che i servizi comunali come le biblioteche hanno saputo costruire con i cittadini in cinquant’anni di attività. In occasione di questa ricorrenza, che festeggeremo tra un mese, avremo tante iniziative in programma, con aprture straordinarie domenicali. Sarà un modo per ribadire la centralità di queste ‘piazze del sapere’ per la comunità».
Ma in cosa saranno impiegati i fondi che arriveranno dall’eredità Gandini?
«Una volta che avremo conoscenza dell’effettiva entità delle risorse - specifica la nota diramata dall’ufficio del sindaco - nel rispetto del testamento provvederemo a individuare gli interventi che potranno essere finanziati».
Chi immagina quindi un raddoppio secco dei volumi rimarrà deluso.
«Nel dettaglio - ipotizza Muzzarelli - tutta l’eredità sarà investita in spazi, strutture e servizi innovativi per accrescere la qualità del rapporto delle biblioteche con la città e i cittadini». Pare di capire quindi che l’aspetto edilizio, in qualche maniera riconducibile ai servizi bibliotecari, verrà privilegiato al momento di mettere mano ai milioni di euro, due o più, del testamento.
Poi ci sarà l’aspetto diplomatico, se così vogliamo chiamarlo, con i ringraziamenti alla memoria nella delibera in cui il Comune accetterà i beni donati dopo l’inventario.
Allo stesso tempo è facile ipotizzare che ci sarà una targa che ricorderà, in qualche sala, il gesto di Gandini e il suo lascito alla biblioteca.
Chi lo sa, magari la giunta darà il suo nome a qualche struttura, una sala di lettura o altro, per additare la sua generosità come esempio. (s.c.)
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