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cronaca

Il mondo futuro degli “Startupper”

Cure riabilitative, asili, musei, droni e tricicli “utili”: i progetti più belli dei giovani


13 ottobre 2016 di Eleonora Degoli


Competitività e voglia di innovare: sono questi i due ingredienti che accomunano i giovani “startupper” che martedì hanno presentato i loro progetti agli studenti Unimore.

Nel complesso universitario di via San Geminiano si è parlato di come far nascere modelli di business che possano attirare l'attenzione di grandi finanziatori e sono stati illustrati casi che stanno ottenendo una certa visibilità. Prima parte: quali sono le cose che più interessano ad un fondo di investimento? Due: un team vincente e un'idea che coinvolga un mercato potenzialmente molto grande. Con queste dritte si è aperto il convegno dal titolo “I giovani e il lavoro: start up e opportunità da ricerca ed innovazione”.

L'Italia non è certo una punta di diamante nel mondo degli investimenti in queste nuove forme di impresa ma l'ambiente modenese è ancora fertile. La bontà della Silicon Valley emiliana è dimostrata da alcune importanti esperienze di successo, come ad esempio Rigenerand, che sta sviluppando una terapia contro tumori rari, e Holostem, che ha brevettato il primo farmaco in grado di restituire la vista ai pazienti con gravi ustioni della cornea.

E viene da Modena il primo giovane “startupper” che alla conferenza ha presentato il suo progetto. Davide Venturelli, modenese che vive a cavallo tra l'Italia e la Silicon Valley (quella vera, stavolta) lavora ad una start up chiamata Archon Autonomous Drones. L'idea da cui parte è che esistono lavori rischiosi che vengono volentieri lasciati ai robot o ai droni. Questi ultimi differiscono dai primi per il bisogno di un pilota e di una batteria carica. La start up di Venturelli si propone di creare droni robotizzati con innovativi sistemi di ricarica . Ricalca lo stile di Tripadvisor il progetto di Slobodan Miletic; stile riadattato a chi ha l'esigenza di trovare servizi sanitari di riabilitazione. L'idea è nata dopo che un incidente ha costretto il giovane “startupper” sulla sedia a rotelle. La difficoltà che ha incontrato nel trovare i servizi più adeguati ha dato l'input per progettare RehabVenture, un sito in cui questi servizi sono stilati in modo chiaro e in cui gli utenti possano lasciare feedback e commenti.

Vanessa Boccia, interior designer di Formigine, sta invece promuovendo "Needo", il progetto dell'asilo on-demand: riciclando e riadattando container navali, Boccia ha progettato spazi per bambini da poter allestire temporaneamente dove c'è bisogno. Il progetto comprende tre assemblaggi dei container per tre diversi tipi di spazi in grado di ospitare in sicurezza fino a sette bambini. La start up no-profit di Francesco Gherardini si è inserita in un progetto già avviato di terapia che dà supporto ai pazienti affetti da artrite reumatoide. La difficoltà di questi ultimi ad impugnare e maneggiare oggetti comuni è stemperata dalla creazione di protesi su misura con stampati in 3D. La start up di Gherardini ha fornito a questo progetto un "modello master” su cui calibrare le specificità degli ausili, per evitare che per ogni paziente la creazione dell'oggetto dovesse essere studiata daccapo. Sul piano culturale si muove invece un altro progetto modenese: Artplace Museum, un'app che grazie all'ausilio del Bluetooth e della tecnologia iBeacon trasforma smartphone e tablet in audioguide interattive per i musei. Da un progetto dell'Ipsia Ferrari di Maranello nasce invece l'idea di Celerifero, un triciclo ecosostenibile con tre modelli di utilizzo: dal tour operator in centro storico, al trasporto spesa in zone Ztl, o il silenzioso modello di micropulizia urbana.

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