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L'EX CALCIATORE SI RACCONTA

Lele Adani, dagli allenamenti al parco Novi Sad alla ribalta su Sky

di Giovanni Balugani
Daniele "Lele" Adani durante una trasmissione di Sky
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Daniele "Lele" Adani durante una trasmissione di Sky

È uno dei più amati commentatori televisivi: «Parlo per la gente, con umiltà perché vengo dalla strada»

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Bere il Mate in Argentina è un rito. Un infuso simile al tè, che permette ad amici e familiari di trascorrere del tempo insieme, un rituale che affonda le radici nel Sud America e che rappresenta un momento conviviale e di riflessione lontano dalla società moderna. Daniele Adani ha conosciuto ed apprezzato il Mate durante un viaggio: «La passione per un Paese - racconta - spesso nasce da un sentimento. Nel mio caso è l’amicizia fraterna con Matias Almeyda (con cui ha giocato nell’Inter e nel Brescia, ndr), che mi ha permesso di entrare in contatto con l’Argentina e di accrescere l’amore non solo per il calcio sudamericano, ma anche verso la cultura di quel popolo nel suo insieme».
Adani, Lele per tutti, è un ex giocatore professionista e dopo aver chiuso con il calcio ha intrapreso la carriera di opinionista e commentatore tv, diventando probabilmente la migliore “seconda voce” in Italia. Il riferimento al Mate, ai ritmi lenti e alla possibilità di conversare con chi ci sta accanto non è casuale.

CALCIO E COMUNICAZIONE

«A me piace parlare di calcio, ora lo faccio in tv per professione, ma nella mia vita l’ho sempre fatto: nei bar, nei ristoranti, nei circoli o assieme ai miei amici». È difficile, però, specie per chi come lui ha giocato ai massimi livelli, non risultare saccente: «Il calcio va studiato. Nessuno ha un diritto acquisito. Si dovrebbe parlare di un determinato argomento solo se ci si impegna e se si studia. Parlare di calcio solo perchè si “è stati” non conta niente e non è buona informazione. Per porsi di fronte a chi ti ascolta con competenza e credibilità devi essere preparato e umile. E se io parlo in televisione è perché qualcuno mi ascolta:quando si dice qualcosa si deve arrivare alla mente, al cuore e alla comprensione della gente. Allora sì che si alza il livello. A differenza di quello che si pensa, fuori c’è tanta gente appassionata; con un pulsante tutti vedono tutti e non si può bluffare. Se non ti impegni non puoi dare qualcosa in più e non tocchi il cuore di chi ama il calcio. Sono cresciuto in mezzo alla strada e a me piace parlare per la gente e non alla gente, ponendomi sullo stesso livello dei miei interlocutori».

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CALCIO E SCUOLA

«A 14 anni ero in Svezia per un torneo e quando sono tornato mio padre mi disse che ero stato selezionato dal Modena. Per me era quasi un sogno. Credevo nella possibilità di poter uscire dal paese (è cresciuto a San Martino in Rio nel Reggiano, ndr) ed arrivare in città per conoscere nuove cose. Ho sentito che in quel momento la mia vita stava cambiando. Quella era la mia vocazione, non avevo dubbi: io volevo fare il calciatore. Che è diverso da dire “sono sicuro che diventerò un calciatore”, per questo non guardavo le mie qualità, ma vivevo ogni giornata con l’obiettivo di migliorarmi. La stessa dedizione non la riservavo alla scuola, ero un disastro. Non ero appassionato e la vivevo come un ostacolo al mio percorso primario. Un errore, perché la scuola poi non la recuperi. Da adulto puoi estendere le tue conoscenze, ma se in età adolescenziale non affronti lo studio con il giusto rispetto non puoi recuperare completamente le basi e le conoscenze».

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CALCIO E GRATITUDINE

La carriera gli ha regalato grandi soddifsazioni, gli ha permesso di vestire casacche blasonate come quelle di Fiorentina ed Inter, poi un giorno ha detto basta: «Non vedevo l’ora di smettere. Avrei avuto la possibilità di andare all’estero, ma ho deciso, con la gioia nel cuore, di andare a giocare nei dilettanti nella Sammartinese, dove tutto era iniziato. È stata una restituzione simbolica di tutto quello che mi era stato dato all’inizio della mia carriera».

CALCIO E AMORE

La sua giornata tipo prevede la visione di tantissime partite di calcio, la lettura di tutti i giornali specializzati e un continuo aggiornamento su quello che accade nel mondo del pallone, un tran tran a cui Simona, con cui Adani è fidanzato da tantissimi anni, ha fatto il callo: «Ormai ci gestiamo bene - dice sorridendo -. Pur non essendo troppo appassionata, per forza di cosa è travolta da un uragano calcistico in cui cerca di districarsi, seguendo tutti i miei impegni e standomi accanto».

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CALCIO E MODENA

«Sono spesso a Modena, dove ci sono tutti i professionisti che mi seguono. Adoro passeggiare in centro, ho alcuni cari amici e quando passo in zona stadio e vedo il parco Novi Sad riaffiorano molti ricordi: lì dove ora c’è un parcheggio, da ragazzini andavamo ad allenarci con Chinesinho (ex calciatore brasiliano dei gialloblù, ndr)». Sembrano anni lontanissimi, specie se rapportati al Modena di oggi: «Il trauma della retrocessione è duro da assorbire e speriamo che ci si siano innesti di qualche capitale per riportare la squadra al livello che una città così importante merita».

IL NO A MANCINI E ALL'INTER

Lele Adani non è un appassionato di social network, li utilizza «per restare informato». Ma nel novembre del 2014 un suo tweet fece scalpore. Roberto Mancini, richiamato alla guida dell’Inter, lo volle nel suo staff, ma Adani, dopo una lunga riflessione disse no, spiegando così la sua decisione, proprio dal suo profilo twitter: «La mia carriera negli ultimi anni ha preso una strada che mi entusiasma e affascina, un percorso che non pensavo potesse diventare così importante per me. Ho la fortuna e il privilegio di poter raccontare il calcio con tutto l’amore e la passione che ho per questo gioco e voglio continuare a farlo, con professionalità, dedicandovi tutto il mio tempo. Per me contano la parola data, i rapporti, i progetti da portare avanti giorno dopo giorno, tutte cose che mi legano a Sky, luogo ideale per lavorare come piace a me». Quel tweet fece scalpore, perché non è facile dire no a Mancini e all’Inter. Ma rispecchia uno dei valori su cui Adani ha basato la propria vita: «Fin da piccolo ho capito quanto fosse importante la parola d’onore e il comportarsi bene».
Valori che ha incarnato anche nella sua lunga carriera che dalle giovanili e l’esordio in prima squadra nel Modena (nel 1991) lo ha portato a giocare con Brescia, Fiorentina, Inter, Ascoli ed Empoli e vestire la maglia della Nazionale azzurra. Prima di intraprendere la carriera di opinionista televisivo, inizialmente a Sportitalia e poi sulla piattaforma di Sky, dove commenta le principale partite di Serie A, Mondiali ed Europei.

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