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Modena, carabiniere a giudizio per violenza sessuale: l’Udi resterà in Aula

di Francesco Dondi
Modena, carabiniere a giudizio per violenza sessuale: l’Udi resterà in Aula

La difesa cerca di escludere l’Unione dalla parte civile I giudici bocciano la richiesta. Focus su telefonate e chat

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MODENA. Doveva essere un’udienza interlocutoria, necessaria soltanto ad acquisire le prove che poi saranno sviscerate in sede di dibattimento. Ma il processo al carabiniere, accusato di violenza sessuale nei confronti di una ragazza ora 24enne, ha riservato da subito alcuni spunti. Innanzitutto c’è l’esordio dell’Udi Modena come parte civile. Le donne si sono mobilitate per stare accanto alla giovane e prima hanno presidiato il tribunale, esponendo striscioni e poi hanno seguito in religiosa tensione l’udienza, che ha visto la presidente, Serena Ballista, sedere accanto all’avvocato di parte civile, Donatella Baraldi. «È un processo per stupro - ha detto Ballista - non entro nei dettagli penali perché non mi competono, ma è molto grave che sia imputato un rappresentante delle forze dell’ordine. Siamo tutti parte lesa, non è soltanto la violenza che subisce una donna specifica a metterci sul chi va là, ma siamo tutte esposte ad una violenza in quanto appartenenti al genere femminile. Ecco perché siamo qui, al fianco della ragazza».

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“Per ogni donna offesa siamo tutte parte lesa”, si leggeva sui cartelli mostrati all’esterno del Tribunale, ma l’Udi ha anche rischiato di venire esclusa dal dibattimento. E qui sta il secondo spunto di giornata. In un’Aula in cui si sono visti uomini della Digos e carabinieri, i primi a controllare la situazione sul fronte Udi, i secondi quasi a voler mostrare l’importanza e la dignità della divisa di fronte ad accuse infamanti, gli avvocati difensori del militare 41enne hanno eccepito sulla presenza dell’Unione Donne Italiane. Fabio Bazzani e Paolo Babboni hanno infatti richiamato l’articolo 81 del codice di procedura penale, rilevando come l’Udi - pur essendo una realtà meritoria e tessendone le lodi - non avesse motivo di entrare in una vicenda privata. Il giudice Barbara Malvasi, affiancata dai colleghi Domenico Truppa e Luigi Tirone, ha però rigettato la richiesta dopo un accorato intervento sia dell’avvocato Baraldi che del pubblico ministero Claudia Natalini, che ha sostituito il magistrato titolare, Marco Niccolini.

L’Udi, quindi, resterà nel processo, al fianco della giovane - difesa dall’avvocato Enza Rando - che ha denunciato di essere stata violentata dal carabiniere nel parcheggio di un locale dell’Appennino. I fatti risalgono al 2012. Tra le prove ammesse - oltre alla lista testi dell’accusa, composta da 13 persone - ci sono anche sette telefonate e una messaggeria privata avvenuta su un noto social network, che gli avvocati della difesa hanno depositato. Quei contatti, stando ai legali del militare, sarebbero avvenuti dopo il presunto stupro e racconterebbero un’altra verità, ossia che il rapporto sessuale sia sì avvenuto, ma in modo consenziente. Si tratta, finora, del gioco delle parti e tale resterà fino al 5 aprile quando si aprirà il dibattimento.

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