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Modena Est chiama: «Il Comune tace sul nuovo Villaggio»

Modena Est chiama: «Il Comune tace sul nuovo Villaggio»

Confimi plaude l’ipotesi di area residenziale per gli anziani «Così si può rilanciare la zona ma Piazza Grande è lenta...»

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Un “villaggio a misura di anziano”: circa 20 villette indipendenti, di piccola misura, con un modesto giardino e senza barriere architettoniche, spazi di facile accesso anche per anziani con scarsa mobilità. Il villaggio comprende anche ambulatorio, spazio ricreativo, orti comunitari e servizi. È quello che a Modena Est si potrebbe realizzare in via Pederzoli, laddove fino a poche tempo fa c’era il campo da Rugby. Ma un progetto di questo tipo potrebbe sorgere in altri angoli del quartiere, nella zona del Villaggio Artigiano laddove attività con capannoni e annesse residenze hanno lasciato il posto ad un triste e malinconico abbandono. Il progetto per queste aree è nato alcuni mesi fa dall’opera di alcuni geometri e progettisti. E sta riscontrando molto interesse tra i residenti. Del resto a Modena Est il 97% degli abitanti sono proprietari dell'immobile in cui vivono, circa il 30% sono anziani che vivono da soli, con molte difficoltà di ogni tipo. Alcuni di loro hanno a disposizione case enormi, con ampi laboratori. Caseggiati che però vanno mantenuti, e non tutti hanno disponibilità economica. Da qui l’ipotesi di creare questi villaggi dei quali gli interessati potrebbero rilevare un alloggio acquistando o in permuta con le proprie proprietà con annessi laboratori eccetera. Un progetto che trova oggi un nuovo appassionato sostenitore nella figura di Enrico Malagoli, presidente di Confimi e cittadino attivo di Modena Est «Quando senti di appartenere fortemente ad un territorio, ad una città, ad un quartiere, difficilmente resti immobile mentre questo feudo di ricordi cade a pezzi, si degrada col passare degli anni. - esordisce Malagoli, - Il progetto che mi ha illustrato Fausto Cigni, storico membro del Partito Democratico modenese, mi ha molto appassionato. Spiega. Può rappresentare un rilancio per questo quartiere. A Modena Est sono nate le prime imprese artigiane: anche la nostra Malagoli Aldebrando ha mosso i primi passi nel garage sotto casa. Tutti avevano il laboratorio nel recinto domestico. Sotto si lavorava, sopra si viveva. In pochi anni tutte le case sono diventate delle piccole aziende, ma col passare del tempo questa zona è stata circondata da aree residenziali, la città ha cambiato volto e quei laboratori sono andati via via in decadimento. Ora Modena Est è una sorta di zona artigianale in disuso a ridosso delle abitazione dei modenesi, dei quartieri residenziali. Il quartiere è diventato piuttosto vuoto, nonostante si trovi in una zona comodissima, una zona che andrebbe riqualificata». E Malagoli con Confimi Emilia si dice pronto.

«La nostra struttura è pronta a supportare questo processo, la piccola e media imprenditoria è favorevole a dare il proprio contributo per cercare di rendere più vivibile e più utile questo quartiere. Qui è necessario costruire nuovi appartamenti al posto dei vecchi caseggiati, riutilizzare gli spazi abbandonati così da arginare anche il fenomeno della criminalità»

Fausto Cigni, spiega che il sentire di Malagoli è diffuso nel quartiere: «Un medico di Modena Est mi ha scritto su Facebook dicendomi che sarebbe lieto, visto che è prossimo alla pensione, di rientrare in questo progetto e si è reso disponibile a gestire volontariamente l'ambulatorio. In questi giorni ho raccolto altre 14 adesioni al progetto: gente che vuole cambiare il quartiere in meglio».

Fausto Cigni continua: «Oggi piccole e media imprese, amministrazione pubblica e cittadini devono lavorare ancora più a stretto contatto: quello che conta è il bene della comunità. Abbiamo organizzato una serie di incontri per sondare il parere del popolo e, in linea di massima, il progetto di riqualificazione e di ammodernamento piace ed interessa, chiaro che, per procedere è necessario portare avanti una campagna informativa capillare, che spieghi a tutti i residenti in cosa consiste questo progetto. C'è da trovare il giusto meccanismo per aiutare queste persone a sbarazzarsi della vecchia casa di grandi metrature e di difficile amministrazione per passare ad una villetta di ultima generazione, al passo coi tempi. Anche questo è welfare» Grande interesse, quindi. Ma il Comune? Che dice? Pare non dica. «Come spesso accade a rallentare - conclude amaro Malagoli - È la lentezza burocratica. Abbiamo chiesto al Comune di aiutarci in questo progetto, di organizzare incontri, anche di natura tecnica, ma la cosa si è arenata. Oggi imprese, politica e cittadini devono ascoltarsi, pensare insieme e collaborare, perchè quello che più conta è il bene della comunità». (m.m.)

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