Scoprire il Saharawi
«Un’esperienza da consigliare». È stata inaugurata ieri mattina la mostra “Tana libera tutti”. Diciotto scatti che raccontano uno scorcio della storia di un popolo in cerca di libertà: i Saharawi. La...
«Un’esperienza da consigliare». È stata inaugurata ieri mattina la mostra “Tana libera tutti”. Diciotto scatti che raccontano uno scorcio della storia di un popolo in cerca di libertà: i Saharawi. La nostra città ha rinnovato ieri un Patto di amicizia sottoscritto per la prima volta nel 1997. «Lavoriamo insieme con valori comuni - ha riconosciuto Beisat Deich Mohamed Yeslem, della wilaya (distretto) di Al-Uyun - quali la pace, la giustizia, la democrazia». «Soffriamo di un embargo informatico - ha denunciato Sidi Alì Hosain Saleh, sindaco della daira (territorio che compone una wilaya) di Edchera - perché nessuno parla di noi». Livia ha dato loro voce con le immagini. «Ti trovi in una realtà in cui ci sono persone che non hanno nulla - ha spiegato la fotografa bolognese di origine centese - e che vivono degli aiuti, eppure ti danno tutto ciò che hanno. È stato molto emozionante: consiglierei l’esperienza, ma bisogna essere pronti ad adattarsi». La giovane donna ha vissuto dieci giorni in missione con una delegazione della Regione. Il titolo vuole essere sia un richiamo all’infanzia (un gioco tipico dei bambini) sia comunicare un senso di appartenenza come può essere la tana. Tuttavia, molti abitanti del Sahara occidentale vivono in rifugi sparsi in Paesi del Nord Africa come l’Algeria. Vuol essere anche un appello alle Nazioni Unite per il riconoscimento dell’indipendenza, attesa ormai da anni. «L’Europa sostiene di voler portare la democrazia nel Nord Africa - ha sostenuto Simonetta Saliera, presidente dell’Assemblea legislativa regionale - ma in quei luoghi c’è già. L’Onu deve riconoscere la Repubblica Saharawi: è una forma di democrazia nel mondo islamico, una repubblica laica in cui i valori fanno parte della quotidianità». (g.f.)
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