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Accusa il Bologna, avvocato condannato

Accusa il Bologna, avvocato condannato

Castelfranco. Davide Fazzi parlava di “cresta” su un affare di mercato e il club rossoblù lo ha querelato

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CASTELFRANCO. La passione per il Bologna è costata cara all’avvocato castelfranchese Davide Fazzi, condannato per diffamazione a danno della società sportiva e degli ex dirigenti (tra i quali Albano Guaraldi, Maurizio Setti e Stefano Pedrelli), con risarcimento danni e spese legali a carico dello stesso legale. Il 46enne, che svolge anche attività di procuratore sportivo, intervenne usando lo pseudonimo “Gigi” in una seguitissima trasmissione radiofonica, nella quale accusò (senza portare alcuna prova concreta che non fossero illazioni o congetture “da bar”) la dirigenza rossoblù di aver commesso un errore volontario nell’operazione di mercato che portò alla perdita alla buste dell’allora portiere del Bologna Emiliano Viviano per 4.1 milioni di euro, a favore dell'Inter. Fazzi aggravò la sua affermazione aggiungendo che la dirigenza in realtà fece “la cresta” su quell’errore volutamente pilotato dai “carpigiani” (alludendo a Setti, che è il Ceo di Antress S.p.A, società che produce tra gli altri il brand Manila Grace e a Salvatore Bagni che in realtà è di Correggio).

Albano Guaraldi e Setti, informati dell’accaduto, riuscirono a risalire al numero di Fazzi e lo querelarono arrivando fino in tribunale assistiti anche dall’avvocato Mattia Grassani, spesso impegnato in cause riguardanti il calcio. La situazione a quei tempi a Bologna era molto tesa: i tifosi erano sul piede di guerra non contenti dei risultati ottenuti sul campo e della gestione del club da parte dei loro dirigenti e manifestavano spesso il proprio disappunto a suon di slogan e striscioni allo stadio e al campo di allenamento a Casteldebole, ancora più inviperiti dalle esternazioni fatte da Fazzi e che erano passate di bocca in bocca dopo la sua telefonata alla seguita trasmissione.

I vertici del club, proprio per fugare ogni possibile dubbio sulla propria integrità morale, decisero di passare a vie legali contro Fazzi. «Incompetenti sì, ma non disonesti», ribadì Setti sentendosi offeso ancora di più proprio perché l'accusa veniva mossa da un avvocato che conosce il mondo del calcio e non proprio da un supporter “normale” offuscato dal tifo.

Vittoria Melchioni

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