Gazzetta di Modena

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Guida Espresso 2017: Tre modenesi tra i migliori vini d’Italia

di Carlo Gregori
Guida Espresso 2017: Tre modenesi tra i migliori vini d’Italia

Il “Radice” di Paltrinieri è 38°, il Canova del Moretto 72°. “Il Mattaglio” della Cantina della Volta tra le grandi bottiglie

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MODENA. La Guida Espresso “I vini d’Italia” 2017 mantiene la solita veste ma cambia i contenuti e nella nuova classifica principale premia un’etichetta modenese mettendola tra i primi cinquanta migliori de “I 100 vini da bere subito”.

È il “Radice” della Cantina Paltrinieri, uno dei lambruschi di Sorbara più importanti, un rifermentato in bottiglia fatto come ai vecchi tempi ma con accorgimenti migliorativi attuali. L’Espresso lo mette al numero 38 motivando: «Alleato a tavola di spuntini e salumi come di piatti creativi. Bolla tra le bolle del boom, uva local prestata al glocal della beva giovane».

E al 72° troviamo un altro lambrusco modenese, questa volta un Grasparossa di Castelvetro: il Canova della Fattoria Moretto. Parlando dei titolari della cantina si legge: «Equilibrio e consapevolezza accompagnano Fabio e Fausto Altariva nel loro percorso di lavoro, esempio da seguire per una brillante interpretazione dell’austero Grasparossa».

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Terzo riconoscimento di alto livello nella guida a un vino modenese: nella classifica dei “100 vini da conservare” al numero 57, tra grandi nomi di spumanti italiani, troviamo “Il Mattaglio Blanc de Noir” 2010 della Cantina della Volta di Bomporto, un metodo classico creato dal genio di Christian Bellei. «Una certezza in termini di bollicine - motiva la guida - Fine, tagliente a tratti ammiccante senza perdere di vista l’obiettivo dell’eccellenza», è il giudizio su questo “champagne modenese” rimasto per ben 46 mesi sui lieviti.

La grande novità della Guida Espresso 2017 consiste però nel fatto che sono scomparsi i giudizi sulle singole etichette con tanto di classifiche. Ora il lettore trova un elenco di vini regione per regione con telegrafiche schede descrittive.

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Così per l’Emilia Romagna troviamo dicotomizzate le due zone con le loro tradizioni enologiche e si nota subito che i lambruschi modenesi - negli anni scorsi sugli scudi - quest’anno si trovano ridimensionati in una categoria propria (ancora una volta notiamo che manca il Salamino, inglobato incomprensibilmente tra il Lambrusco Igt in una guida che vuole essere per intenditori).

E tra i Lambruschi Igt spicca proprio il Salamino, sempre della Cantina Paltrinieri: è il “Solco”, segnalato come «rosso intenso, di timbrica olfattiva».

Segnaliamo subito tra la categoria “Altri vini” quella creatura modenese unica nel suo genere del “Tarbinaaz” di Vittorio Graziano.

Nella scheda che qui pubblichiamo si trova l’elenco completo dei vini citati. Si nota una predominanza del lambrusco sorbarese rifermentato in bottiglia. Il cosiddetto metodo ancestrale - che era poi il metodo usato dai nostri nonni - va forte ed è ampiamente apprezzato nelle sue declinazioni sperimentali modenesi. Compreso quell’”Omaggio a Gino Friedmann” che ha lanciato nel campo della ricerca la Cantina di Carpi e Sorbara. Tra i vini di etichette piccole si segnala il Ca’ Bianca di Garuti di San Prospero, una cantina molto conosciuta localmente. Poi c’è un prodotto in vista come il Corte degli Attimi di Fiorini, cantina che vanta una menzione anche per il “Terra Al Sole” tra i Grasparossa.

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In questa categoria troviamo il “Vigneto Cialdini” di Chiarli (nella guida manca incredibilmente il suo “Quinto Passo”) mentre Villa di Corlo ha sia il “Corleto” che, per il Sorbara, il “Primero”. La Cantina Cavicchioli conta l’intramontabile brand “Vigna del Cristo” e per il Grasparossa il “Col Sassuolo”.

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