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Modena. Inchiesta caporalato, 2 modenesi coinvolti

Modena. Inchiesta caporalato, 2 modenesi coinvolti

Nei guai investigatore privato e la sua collaboratrice. L’indagine a Prato sul reclutamento di pakistani

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MODENA. Ci sono anche due carpigiani coinvolti nella maxi inchiesta contro il caporalato effettuata dalla polizia di Prato nelle province di Prato, Firenze, Perugia e quindi anche Modena. Si tratta di un investigatore privato di Carpi, Alfio Cosentino. 50 anni e della sua collaboratrice Vincenza Tufo, residente pure lei a Carpi: il primo è agli arresti domiciliari, la seconda ha l’obbligo di firma. Sono accusati di “ostacolo alle indagini”. La Procura accusa infatti l'investigatore privato di Carpi Alfio Cosentino, ora ai domiciliari, di aver avvicinato, assieme al faccendiere Giuliano Michelucci, di Montelupo Fiorentino (che diceva di essere vicino ai servizi segreti) il pachistano Sikander, il reclutatore dei lavoratori che aveva iniziato a collaborare con gli inquirenti, offrendogli 200mila euro perché non rivelasse quello che sapeva ai magistrati. Indagata anche la collaboratrice di Cosentino, Vincenza Tufo, che ha l'obbligo di dimora a Carpi. Una grossa operazione dunque: undici misure di custodia cautelare (5 arresti domiciliari e 6 obblighi di dimora), eseguite ieri dalla polizia di Prato. L'ipotesi della Procura di Prato è che un gruppo di pachistani, capeggiati da Tariq Sikander, avessero reclutato decine di richiedenti asilo per farli lavorare nelle fattorie del Chianti. Tra le aziende italiane coinvolte nella vicenda, un ruolo di primo piano sarebbe stato svolto dalla Coli spa di Tavarnelle Val di Pesa: tre amministratori della società sarebbero destinatari delle misure di custodia. Secondo quanto spiegano gli inquirenti, alcuni dei lavoratori stranieri sarebbero stati impiegati anche nei terreni di proprietà del cantante Sting, che però, è stato chiarito, era all'oscuro di tutto. Oltre alle 11 misure cautelari, la polizia ha effettuato vari sequestri preventivi di quote societarie e 13 perquisizioni nei confronti di italiani e pachistani accusati di intermediazione illecita nel reclutamento di cittadini extracomunitari, per lo più giunti in Italia come profughi e sfruttamento del lavoro nero, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, interramento di rifiuti speciali, emissione di fatture false, ostacolo alle indagini e frode in esercizio del commercio. L’inchiesta s’è allargata alla presunta produzione e messa in commercio di Chianti adulterato con uve provenienti, secondo gli inquirenti, da Sicilia e Puglia.

 

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