Ponte della morte, la beffa del processo che non parte
Due tragedie identiche, la prima di 9 anni fa, con 3 morti caduti in A1 a Piumazzo Ma il giudice rimanda ancora indietro gli atti: «Non chiare le accuse agli imputati»
CASTELFRANCO. La prima delle due tragedie risale a nove anni fa. Eppure ieri il giudice Barbara Malvasi ha dovuto rispedire al mittente gli atti del processo sui morti del cavalcavia dell’autostrada.
Il motivo (identico all’atto di due anni fa) è che le accuse formulate nei capi di imputazione contro i due rinviati a giudizio sono troppo generiche.
Il giudice ha letto ieri in aula la sua ordinanza dopo che gli avvocati Cinzia Bernini – difensore dell’architetto Nicola Rispoli, all’epoca capo dell’Ufficio lavori pubblici di Castelfranco (l'altro imputato, Giovanni Dionisi, responsabile del Secondo Tronco della Società Autostrade, è difeso dall'avvocato Paolo Appella) - avevano sollevato l’eccezione, sostenendo che nel testo del pm Claudia Natalini non si capisce di cosa sono esattamente accusati i due responsabili del tratto della A1 e di via Muzzacorona in cui sono avvenute le due tragedie. Una nella notte del 16 luglio 2007 e l’altra nella notte del 5 marzo 2011.
Così, come nel gioco dell’oca, ora gli atti torneranno ancora una volta in udienza preliminare. Un dejà-vu: la stessa identica decisione era stata presa nel 2014 dallo stesso giudice. Ma in quel caso il pm si era opposto ed era ricorso in Cassazione. La Corte Suprema le aveva dato ragione, ordinando andare avanti, non indietro.
Ieri il giudice, però, forte di una più recente sentenza di Cassazione (non riguardante questo caso), ha deciso di accogliere l’eccezione di nullità e di rimandare ancora una volta gli atti al collega del gup (giudice dell’udienza preliminare) per permettere alla Procura di sistemare il testo riguardante le accuse di omicidio colposo.
Sempre ieri, l’avvocato Annamaria Tripodi, che rappresenta la Società Autostrade assicurata dalle Generali, responsabile civile, ha espresso al giudice l’intenzione di arrivare a una transazione senza alcuna ammissione di colpa con i familiari della vittima del 2011: il 43enne Efisio Loddo di Piumazzo, che lasciò ex moglie, figlio, madre e dieci fratelli. Nel marzo 2011 la sua Opel Astra sbandò mentre saliva il ponte, sfondò al recinzione e precipitò in autostrada Loddo morì in modo raccapricciante. Incidente identico a quello del 2007: sulla stessa auto morirono Stefano Gioé e Domenico Pedone, due muratori. In questo caso i familiari non si sono costituiti parte civile.
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