Stangata contro gli ultras E loro si autosospendono
Ufficiali i 38 divieti di frequentare gli stadi dopo la rissa verbale contro il Carpi «Distruzione mirata del tifo, ma guai a chi proverà a prenderci il posto in curva»
Trentotto diffide delle quali 29 per un anno e 9 per cinque anni con obbligo di due firme. La tegola temuta dai tifosi della “Curva nord” per gli episodi accaduti in aprile a Modena, in occasione del derby contro il Capi, è arrivata. Una batosta davvero di notevoli dimensioni, visti anche i fatti successi: solo offese verbali contro un folto gruppo di tifosi biancorossi, nei pressi dello stadio Braglia.
Una decisione che lascia la curva neroverde al Mapei stadium orfana di quel tifo “che si faceva sentire in contrapposizione ai tifosi ospiti”. Le reazioni sui social sono state subito tantissime, soprattutto di condanna ai condannanti, per infierire in maniera così pesante; proprio nella settimana in cui ci sono state tante contestazioni per la decisione di confermare la sconfitta a tavolino contro il Pescara, per la ormai famosa mail non inviata a mezzo Pec che riguardava il tesseramento di Ragusa. Gli stessi interessati hanno postato su Facebook un comunicato che sancisce l’autosospensione.
«Inutile nascondere - dice tra l’altro il testo - che la nostra, nonostante sia unita e coerente, è una piccola realtà; è dunque semplice dedurre che 38 diffide portano alla mirata distruzione del tifo organizzato sugli spalti neroverdi. Informiamo tutti, a tale proposito, che è nostra intenzione “autosospenderci”. Detto ciò ci teniamo a precisare che prendiamo le distanze da qualunque forma di tifo possa sorgere all’interno della curva durante la nostra assenza. Questo non perché rifiutiamo che nuove persone si avvicinino al mondo che ci appartiene ma semplicemente perché, per anni, nessuno ha mai dato aiuto concreto e costante al nostro tifo. Ripudiando quindi la falsità e l’ipocrisia di questa gente, non appoggeremo e non ammetteremo che club o gruppi neonati prendano il nostro posto all’interno della curva».
L’indice si posta poi contro la giustizia che li ha privati dello stadio. «Ancora una volta - aggiungono nel testo della missiva sul social - lo Stato concretizza una sistematica repressione contro una forza, come quella degli ultras, guidata da passione, fratellanza, coerenza e mentalità evidentemente “troppo pericolosa per una società il cui obiettivo è quello di monetizzare e svuotare di energia emotiva ogni aspetto della vita dell’uomo”. Il nostro amore per la maglia non è in vendita, non scenderà mai a compromessi, qualunque sia la pena. Tra uno o cinque anni torneremo più convinti che mai e più forti di prima».
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