«Il mio Tfr? Fra tre anni e senza interessi»
Lo sfogo di una insegnante in pensione dopo oltre 40 anni di lavoro: «E non sono possibili acconti»
«Ma esiste al mondo una ditta che liquida i propri dipendenti dopo tre anni dalla data del loro pensionamento? In Italia c’è ed è lo Stato: e dirò di più, tutto questo dopo tre anni, senza interessi e senza la possibilità di accedere alla somma che spetta di diritto con degli anticipi in caso di bisogno».
È lo sfogo di una insegnante modenese che parla a nome di tutta la categoria, una categoria, dice «che è sempre bistrattata, che non viene mai difesa ma vista dall’opinione pubblica come composta da privilegiati, quando invece gli insegnanti costituiscono lo scheletro della struttura che si chiama società».
Il suo caso è comune ad altre persone che hanno lavorato nella scuola, come dipendenti statali, per oltre quaranta anni, una storia lunga quasi mezzo secolo.
«Sono andata in pensione l’anno scorso, dopo oltre quaranta anni di lavoro. Tutti anni che io ho regolarmente pagato. Vorrei sottolineare che non si tratta di pensioni anticipate o altre uscite prima del limite, ma di un’anzianità di servizio completa, di insegnanti in pensione all’età di 63-64 e passa anni. Ebbene io come ad altri docenti per avere tutto il Tfr devo aspettare tre anni. O meglio; dopo due anni dalla data della pensione riceverò una quota, pari a circa i due terzi dell’importo, poi allo scadere di un ulteriore anno riceverò quello che resta».
«Ovviamente - aggiunge con una punta di ironia - senza interessi, con il valore del denaro che cambia di anno in anno. E inoltre, fatto incredibile, senza che si possa ottenere un anticipo, qualsiasi somma sia. E se c’è un’emergenza? Se devo andare dal dentista e pagare un conto che si sa è piuttosto salato? Forse noi insegnanti siamo tutti sposati e con una famiglia in cui i conti si fanno in coppia, oppure siamo tutti figli di industriali, oppure si dà per scontato che si abbia disponibilità di risparmi. Ma chi dice che sia così per davvero? Spesso la realtà è ben diversa».
«Vorrei inoltre fare presente che questo trattamento - sostiene la docente modenese in pensione - è esclusivo per noi insegnanti. Mi sono informata ed altre categorie di statali, vedi i carabinieri oppure i magistrati, possono accedere al Tfr con acconti, a piacere. Mentre noi, se abbiamo bisogno, dobbiamo ricorrere ai prestiti. Siamo dunque appartenenti ad una categoria di lavoratori inferiore alle altre? Perché? Mi lascia perplessa che su tutta questa questione, modalità di erogazione e quant’altro, nessun sindacato abbia avanzato proteste o quantomeno posto la questione a livello pubblico. Tantomeno qualche politico , qualche parlamentare. Tutti in silenzio». (s.to)
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