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La nuova vita dei macachi rilasciati dall’Università di Modena

La nuova vita dei macachi rilasciati dall’Università di Modena

«La vita dei macachi è cambiata completamente». I sedici animali di cui si parla sono gli esemplari su cui l’ateneo di Modena aveva avviato una sperimentazione. Una lotta di circa cinque anni ha...

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«La vita dei macachi è cambiata completamente». I sedici animali di cui si parla sono gli esemplari su cui l’ateneo di Modena aveva avviato una sperimentazione. Una lotta di circa cinque anni ha portato alla loro liberazione.

Ora vivono nel centro di recupero di Semproniano (Grosseto). Non sono più identificati da un numero, ma da un nome. Non sono più separati per sesso, ma possono vivere insieme. Sui loro corpi non sono più compiuti esperimenti e la loro aspettativa di vita s’è allungata notevolmente. Nel prossimo fine settimana si potranno visitare grazie a un evento organizzato dalla Lega antivivisezione.

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La Lav ha combattuto dall’inizio per portarli fuori dallo stabulario geminiano e ieri ha festeggiato due volte. Il primo momento s’è tenuto all’hotel Raffaello, sede dell’incontro del comitato nazionale; il secondo in Villa Casino Riva, in cui la primatologa Valeria Albanese ha riassunto la storia di Occhiolino e della squadra a quattro zampe. «In tre mesi sono cambiati completamente - ha spiegato la giovane - sia da un punto di vista fisico sia sotto un aspetto psicologico. Agata era prima identificata da un numero e presentava una forma di alopecia (pelo corto). Vive all’aria aperta, ha preso il sole e ora le è ricresciuto il pelo. Occhiolino, chiamato così perché aveva una palpebra più corta, non è più preso di mira, anzi è il bullo del gruppo. Buddha (una femmina) e Alfa (un maschio) sono diventati una coppia affiatata». Li riconosce uno a uno semplicemente dallo sguardo. Verso mezzogiorno porta loro il pranzo, nel pomeriggio arriva la merenda “intelligente”.

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È contenuta in piccoli oggetti e spetta ai primati il compito di scoprirla prima di consumarla. Un altro modo per mantenere attivo il cervello oltre il corpo. «In queste condizioni possono arrivare fino a trent’anni - ha ripreso Valeria - mentre la loro vita nello stabulario sarebbe stata ridotta, quasi dimezzata, come quella di una persona in carcere». Il loro soggiorno è pagato dalla Lav, che ne ha ottenuto l’affidamento dopo un’attività intensa.

«A Modena la campagna è stata vissuta più di quella per Green Hill - ha riconosciuto il presidente nazionale Gianluca Nicoletti - perché s’è combattuta nella vostra città». Le singole tappe sono state ricordate da Yuri Bautta, responsabile della Lav modenese.

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È stata una campagna avviata e conclusa con l’aiuto del Comune, in cui vi sono state varie tappe: una mobilitazione nazionale, un flash mob, oltre trentamila firme raccolte, un grande manifesto (diciotto metri quadri) davanti all’ingresso dello stabulario. «Quando hanno chiuso l’esperimento - ha ricordato Bautta - l’università aveva la concessione ancora per un anno».

Gabriele Farina

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