Modena, medico scorda pezzi di metallo nella paziente
Nel 2011 la paziente allora 26enne fu sottoposta a una cerchiatura al collo dell'utero prima del parto, ma poi non le venne tolta una consistente parte in metallo: «Per 5 anni ho vissuto con un infezione all’utero senza saperlo. L’odore era terribile e ha avuto conseguenze pesanti nei rappporti con mio marito, soffrivo moltissimo e mi davano solo antibiotici», racconta. Solo recentemente durante un Pap Test una ginecologa ha sospettato un corpo estraneo nell'utero, l'ecografia le ha dato ragione. "Pretendo un risarcimento dal Policlinico per i 5 anni di inferno che ho passato", dice ora la donna.
MODENA. «Mi sento ferita e non solo fisicamente. Ho passato cinque anni terribili che non auguro a nessuno. Un inferno. Ora i medici devono riconoscere quello che hanno fatto. Ho diritto a un risarcimento».
Un incubo di 5 anni. Parla una donna di 31 anni alla quale, come racconta, è stata negata una vita normale dai 26 anni a oggi. Per cinque anni infatti a sua insaputa ha portato nell’utero dei pezzi di metallo dimenticati dai medici del Policlinico dopo che le era stata smontata la cosiddetta cerchiatura, un dispositivo ginecologico che tiene fermo il collo dell’utero in caso di dilatazione eccessiva durante la gestazione. Se ne è accorta una ginecologa solo pochi mesi fa durante il Pap Test sentendo un odore nauseabondo che proveniva dalle parti intime. Un’ecografia ha rilevato che per quei cinque anni la giovane madre aveva vissuto con quelle parti applicate e tolte solo in parte prima del parto. E anche la giovane madre se ne era accorta, come il marito: per la coppia è stata una vita di distacco affettivo totale, zero sesso e corse avanti e indietro dal medico di famiglia. Perché ha preso per cinque anni degli antibiotici.
Richiesta di risarcimento. La coppia si è rivolta a un legale, l’avvocato Giovanni Battista Cuoghi, che ora sta valutando se avviare una causa civile di risarcimento al Policlinico oppure se è possibile arrivare a un accordo stragiudiziale: la coppia pretende quel risarcimento per la sofferenza patita dalla donna e tutto ciò che le è stato negato. «È difficile spiegare cosa ho sopportato - spiega la donna - la mia vita è stata distrutta e nessuno mi ascoltava. Non potevo sapere cosa avevo. Ogni volta che stavo male mi davano antibiotici. Poi per fortuna per il Pap Test ho incontrato la ginecologa del Consultorio che mi ha cambiato la vita».
Un'estrazione incompleta. I fatti risalgono all’ormai lontano settembre 2011. La donna gestiva una gravidanza che alla trentaseiesima settimana era arrivata al capolinea. Quando ha capito che il nascituro rischiava di uscire all’improvviso si è rivolta al Policlinico dove le è stato applicato un cerchiaggio per stringere il collo dell’utero. Una pratica comune. Poi due giorni prima del parto (naturale) l’hanno chiamata per togliere il cerchiaggio. È stato in quella fase che è accaduto qualcosa.
«Mi hanno tolto delle parti di metallo ma sentivo ancora molto male. L’ho fatto presente alla dottoressa che mi ha detto: “Tranquilla, abbiamo già tolto tutto”».
Dopo il parto, il bambino è stato svezzato serenamente. Ma la mamma non si è ripresa. Stava molto male.
Dolori lancinanti e puzza. «Mia moglie - racconta il marito, un commerciante - ha iniziato ad avere dolori forti. Le sono venute delle perdite improvvise di sangue e di umori che puzzavano sempre più forte. Era chiaro che aveva un’infezione. È stata visitata ed è stato allora che hanno iniziato a prescriverle gli antibiotici. Subito stava meglio, ma poi ricominciava. Si gonfiava, stava malissimo. L’odore era sempre più forte e insopportabile, faceva venire la nausea. Non abbiamo più avuto contatti fisici e rapporti sessuali per anni. Come si fa a spiegare una situazione così terribile?»
Coniugi in crisi. Non c’era solo la realtà di una giovane coppia divisa da un odore nauseabondo che non si riusciva a sopprimere ma anche il caos nella loro vita quotidiana. «Ogni volta mia moglie mi chiamava e dovevo chiudere in fretta e furia il negozio per andare dal medico e prendere la prescrizione per gli antibiotici. Lei stava male e doveva tenere dietro ai bambini piccoli. È andata avanti così per cinque anni, un tempo lunghissimo. Siamo giovani ed è come se ci fosse stato preso un pezzo della nostra vita».
La scoperta. La recente visita al Pap Test è terminata con la sconcertante scoperta durante un’ecografia richiesta da una ginecologa scrupolosa. «Ma poi mia moglie ha fatto un piccolo intervento per togliere queste parti di metallo. La sentivo mentre urlava fortissimo per il dolore. Sono stati gli stessi medici a voler scrivere un referto, mentre io ho chiamato l’agente al posto di polizia. Capite perché vogliamo arrivare fino in fondo?»
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