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E la salute mentale va al... cinema: la nostra top five

E la salute mentale va al... cinema: la nostra top five

Tra i tanti film che affrontano tematiche legate alla salute mentale, ecco qualche pellicola suggerita dalla redazione di “Fuori come va?”, attraverso gli occhi dei nostri redattori. La pazza gioia...

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Tra i tanti film che affrontano tematiche legate alla salute mentale, ecco qualche pellicola suggerita dalla redazione di “Fuori come va?”, attraverso gli occhi dei nostri redattori.

La pazza gioia di Elena

Il film, girato in una comunità riabilitativa nelle colline di Pistoia, racconta la storia di due donne molto diverse tra loro ma accomunate dalla malattia, Beatrice e Donatella, che conoscendosi diventano amiche e insieme vanno alla ricerca della gioia, una gioia difficile da trovare. In diverse scene la pellicola mi ha fatto ridere di gusto, forse in modo un po' doloroso, arrivando sempre a farmi sentire la sofferenza che c'era dietro ad alcuni momenti “buffi”. In particolare mi sono commossa nel vedere la scena in cui una delle due protagoniste incontra il figlio sulla spiaggia assieme alla sua famiglia adottiva.

Rain man secondo Giorgio

Mi è piaciuta in particolare una delle scene finali di “Rain man” dove Dustin Hoffman, nei panni di un uomo con problemi di autismo, Raymond, bacia per la prima volta una ragazza, interpretata da una splendida Valeria Golino, che gli chiede come gli sia parso... e lui dice: “Un po' umido”.

A beautiful mind visto da Angelo

A me è piaciuto molto “A beautiful mind” perché dimostra che la malattia mentale non è sinonimo di stupidità e si può vivere bene anche con un disturbo psichico.

Qualcuno volò sul nido del cuculo la recensione di Alessandro

Uno dei film che più mi ha colpito sul tema della salute mentale e che ho rivisto di recente è “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman: secondo una simbologia americana il nido del cuculo non è altro che il manicomio. Ho trovato molto interessante la storia di questo paziente antagonista interpretato da Jack Nicholson che contrastando le regole imposte dalla struttura riesce a far vivere a una parte dei pazienti una giornata di libertà fuori dal manicomio pagando prima con l'elettroshock e poi con la morte la sua totale incapacità di sottostare alle regole.

Teneramente folle raccontato da Lucia

“Teneramente folle” mi è piaciuto perché ha saputo raccontare la realtà della malattia del protagonista con toni non pesanti e a volte comici, calandola nella realtà dei rapporti quotidiani tra il padre, affetto da disturbo bipolare, e le figlie. Nell'interazione tutti impareranno qualcosa, motivati dalla grande volontà di salvare l'amore che li lega. Il vissuto di una persona con malattia è certo meno divertente di quanto non venga rappresentato nel film, ma mi piace il fatto che questa sia rappresentata come una storia di vita delle persone e non come un'entità drammatica che sovrasta e paralizza.

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