Gazzetta di Modena

Modena

Follia e dintorni: il cinema incontra il disagio psichico

Follia e dintorni: il cinema incontra il disagio psichico

L’associazione La Rosa Bianca si occupa di inserimento di persone con problemi e da alcuni anni propone un ciclo di film sul tema delle patologie psichiatriche

2 MINUTI DI LETTURA





Da alcuni anni l'associazione “La Rosa Bianca” propone un ciclo di film sulla malattia mentale. Abbiamo incontrato il suo presidente Nicoletta Sturloni che ci ha parlato dell'iniziativa.

Da quanti anni organizzate rassegne di film tematici sulla salute mentale?

«La rassegna “Follia e dintorni” de La Rosa Bianca è iniziata nel 2009, e si svolge ogni anno nei giovedì sera del mese di novembre al Teatro Tenda di viale Molza a Modena».

Quali finalità vi siete dati e quali strategie avete adottato per raggiungere fasce di pubblico non direttamente coinvolte nel problema della malattia mentale?

«L'associazione è impegnata nella realizzazione dello IESA, ovvero l'inserimento di persone con disagio psichico in famiglie ospitanti e nella diffusione della cultura dell'accoglienza. Le nostre rassegne sono “naturalmente” rivolte a tutti, ma in particolare ai ragazzi giovani perché l'attitudine ad accogliere la diversità può essere imparata attraverso incontri ed esperienze che la rendono più comprensibile. Le storie che vengono raccontate nei film coinvolgono lo spettatore e lo conducono in quei dintorni dove la follia e la normalità si confondono e i loro destini si confondono (mescolano). La scelta dei titoli richiede molta attenzione, per evitare la spettacolarizzazione della diversità. Sono percorsi che non danno risposte, ma piuttosto aprono domande. Ogni proiezione è introdotta da una breve presentazione ed è seguita da uno scambio di riflessioni».

Come ha risposto il pubblico modenese? Un bilancio dell'esperienza?

«La rassegna e l'ingresso sono gratuiti. Fino a ora la partecipazione è sempre stata alta: studenti, operatori e utenti dei servizi, persone del progetto IESA e cittadini interessati a saperne di più sul tema del disagio psichico».

Tra i film proiettati, quale ha avuto più successo e ha coinvolto particolarmente il pubblico?

«Direi che ogni film, seppur in modo diverso, parla a ciascuno di noi. Ma credo che uno dei più sorprendenti sia stato “I colori del silenzio” (1995) di Milka Assaf, una regista che lavora in Francia, di origine libanese. Si tratta di un documentario girato nella Haus der Kuenstler (Casa degli artisti) abitata da persone che erano ospiti interni dell’Ospedale Psichiatrico “Gugging” di Vienna. Si tratta di una residenza, dedicata ad artisti con problemi psichiatrici. La presentazione della Casa degli artisti sembra il racconto di una favola con personaggi stravaganti, che mostrano i segni di una intensa sofferenza mentale, ma producono dipinti grandiosi ed inquietanti. Il film ci ha comunicato lo stupore per la misteriosa creatività di questi artisti conosciuti in tutto il mondo nel campo dell'Art Brut, fatta da artisti autodidatti, che si tengono distanti dal mondo ufficiale dell'arte. La nostra Associazione si è poi dedicata a divulgare l'Art Brut anche a Modena con l'allestimento di mostre e la pubblicazione di cataloghi».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google